Autore: Brian Blomerth

Questo graphic novel è di una bellezza psichedelica. Disegni dai colori fluo che illustrano la pedalata più famosa della storia. È il 19 aprile del 1943 quando Albert Hofmann, giovane chimico di Basilea, decide di provare 250 grammi di acido lisergico da lui stesso sintetizzato. Una quantità decisamente elevata di sostanza psicotropa ma, probabilmente, se ne renderà conto solo dopo aver fatto le prime pedalate in bicicletta verso casa quando, proiettato in un mondo fatto di figure allungate, colori accesi e sensazioni sconosciute, s’immergerà in un luogo fantastico.

Se si pensa che la seconda guerra mondiale era al culmine della sua crudeltà, la scoperta dell’LSD-25 suona un po’ come una contrapposizione tra il mondo del dolore e quello dell’euforia, tra l’orrenda realtà e la fantasiosa immaginazione. E pensare che Albert cinque anni prima aveva accantonato la sostanza nonostante, per errore, ne avesse assunta una modica quantità (probabilmente assimilata dall’epidermide delle mani) e avesse fatto, già allora, un mini trip piuttosto agitato. Quando si dice che dagli errori si impara….

“…in quanto specie, siamo capaci del bene e del male più grandi…l’LSD è emerso come un faro splendente, una luce capace di illuminare i recessi più cupi della coscienza umana…”

La cultura dell’alterazione di coscienza prende forma grazie ai piccoli cartoncini colorati imbevuti di sostanza. Per una ventina danni questa droga è stata il veicolo di viaggio per mondi che offrivano forme e colori che nulla avevano a che vedere con la realtà.  Ma sarebbe riduttivo ricordare solamente i risvolti sociali di questa scoperta, infatti non ci sono solo gli ‘sballati’ e coloro che si facevano i ‘cartoni’, quello che va sottolineato è invece l’utilizzazione in campo medico dell’LSD che ha permesso gran parte degli studi neuroscientifici ed una conoscenza in tale ambito che mai si sarebbe potuta raggiungere senza questo acido.

Quel viaggio in bici in fondo ha fatto scoprire un nuovo mondo, un diverso approccio della mente alla realtà delle cose e una prospettiva diversa sulla funzionalità e la capacità del nostro cervello. Scorrendo le pagine trovo figure distorte, giochi di colori, movimenti caleidoscopici, euforia e tormento. Non sono una sostenitrice delle droghe ma, tra tutti i viaggi che si possano immaginare, l’allucinazione probabilmente, rimane uno dei più folli che l’uomo possa mai fare.

 

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