Non mi è mai piaciuto il musical, sopratutto visto in televisione.

Ho sempre trovato assurdo che, nel bel mezzo di un discorso, gli attori iniziassero a parlare cantando e, tra balletti ed acuti ad ugola vibrante della durata di decine di secondi, riuscissero a portare avanti intere conversazioni (senza nemmeno sudare).

Noia! E fastidio, sì ecco, era proprio fastidio.

Poi, ho conosciuto degli artisti di teatro che recitavano in questo genere di spettacoli e non ho potuto esimermi dal presenziare alle loro performance. Fu grazie a loro che scoprì che in teatro le voci erano completamente diverse da quelle metalliche riproposte dagli schermi ad alta definizione, erano potenti, vibranti, coinvolgenti. Il canto ti entrava dentro il petto con la stessa forza rilasciata da una cassa da discoteca puntata dritta verso di te. E fu allora che il musical mi conquistò, ammaliandomi con le sue note coinvolgenti fino a quando…..

…venne il giorno in cui trovai quel nome sullo schermo del mio telefono: Andrew Lloyd Webber.

La mente mi andò subito a Yetta, quella estrosa vecchietta dai capelli cotonati color zucchero, gli occhiali enormi, il marsupio di paillettes e le giacche luccicanti. Era uno dei personaggi più buffi nel cast de ‘La tata’, una serie televisiva ambientata nella casa di un impresario teatrale, Maxwell Sheffield.  Quest’ultimo aveva un rivale a lavoro, il suo arcinemico, era proprio lui: Andrew Lloyd Webber colui che riusciva ad accaparrarsi i copioni migliori e a sbancare ripetutamente il botteghino, successo dopo successo.

Nella vita reale accade proprio la stessa cosa, come nella serie tv (ma senza donne attempate vestite di lustrini), Webber è uno dei più conosciuti compositori ed autori di musical di tutti i tempi, i suoi spettacoli vengono replicati addirittura per anni interi nei più importanti teatri di Londra e Broadway.

Date le premesse, avrei mai potuto perdere l’occasione di assistere ad una delle pièce più conosciute? Ovviamente no.

Il fantasma dell’opera, metti nel carrello, procedi al pagamento, conferma la carta di credito, grazie per l’acquisto.

Solo dopo aver comprato il biglietto on line mi sono resa conto che sarebbe durato 3 ore e mezzo e mi son detta ‘vabbè capirò metà delle cose, speriamo le poltroncine siano comode così almeno mi faccio un paio d’ore di sonno’.

La previsione non poteva essere più sbagliata!

Sì ammetto, ho capito metà delle parole ma, sono stata incollata al palcoscenico come se mi avessero ipnotizzata, con il sedere in punta di poltrona e la schiena dritta per non perdermi un solo movimento degli attori.

Entusiasmante, folgorante, pazzesco!

Luci, fuochi d’artificio, candele che spuntavano dal pavimento, barche che scivolavano sul del denso fumo bianco, voci pazzesche forse appartenute ad angeli, effetti speciali, cambi di scena così veloci che non riuscivo a capire come avessero potuto farmela sotto al naso!

In assoluto e senza ombra di dubbio è stato lo spettacolo più magico al quale abbia mai assistito, compreso quella volta che il cane di un mio amico è riuscito a fare la pipì su di un albero alzandosi sulle zampe anteriori come un maestro di yoga.

Sono uscita dal teatro con le lacrime agli occhi per la grande emozione, le mani consumate dagli applausi ed una certezza: non andrò mai più a vedere nulla in Italia, sarebbe come pagare il biglietto per la recita di fine anno del gruppo di teatro serale della parrocchia. Senza nulla togliere a quelli che ne fanno parte e si impegnano per la riuscita dello spettacolo ma, non ve l’abbiate a male…Londra è tutta un’altra storia!

 

 

 

 

 

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