Poco fuori Tromsø è possibile fare un’escursione di mezza giornata, protagoniste: le renne! Non credo ci sia nessuno al mondo che non le ami, non hanno il naso rosso ma sono egualmente tenere e irriverenti, proprio come ci si aspetta che siano le renne. Prima di raggiungere i simpatici quadrupedi, ci fermiamo per una tazza di caffè caldo in un accampamento in riva al mare sulla sponda opposta al centro. Da qui si gode di un panorama veramente elegante su tutto il golfo, le luci dorate della città sbrilluccicano laggiù in lontananza tra tutte quelle sfumature di blu. Dei veri Sami ci accompagnano in questa grandiosa avventura, sorridenti nei loro vestiti tradizionali così colorati e unici, da attribuire all’atmosfera quel magico tocco di terra straniera.

Le tende sono stranamente confortevoli, il fuoco al centro crea il giusto tepore e sulle panche di legno ci sono distese di pelli. Qualcuno in un’altra occasione mi spiegò che compiuti i diciotto anni, i giovani uomini norvegesi vanno a vivere da soli in una tenda in mezzo alla foresta e lì ci restano per tutto un anno.  Non servono permessi di alcun tipo, perché le foreste non hanno proprietari ma solo custodi (nel senso che tutti se ne prendono cura ma nessuno le possiede), i ragazzi che intendono seguire il vecchio rito della ‘transizione’ nel mondo degli adulti, affrontano questo anno come prova e insegnamento di vita.    A guardarla bene, non sembra affatto facile da tirar su questa enorme teepee!

Ci spostiamo in montagna dove delle simpatiche renne ci aspettano impazienti. Mica vero, non gliene poteva fregar di meno di noi, sono animali che di socievole non anno proprio nulla…l’appetito, quello sì che non gli manca.

la renna in sorpasso

Mi ritrovo sulla slitta in legno, semidistesa come un sacco di patate afflosciato, con uno dei sorrisi più smaglianti che abbia mai avuto. Scivoliamo sulla neve attraverso deserti bianchi e piccoli boschi silenziosi. All’improvviso sbuca una renna dallo sguardo posseduto e mi fissa. Mi viene da ridere ma poi, lo fa di nuovo e, non mi sembra più il caso di scherzare.

La corsa sta diventando una cosa seria, io sono in testa e a quella stronzetta cornuta la cosa non sembra andare a genio. Il ragazzo Sami mi passa le briglie e, dall’alto della mia inesperienza, conduco la mia renna tra piccole discese e lunghi rettilinei sino alla vittoria. E, anche se so di non aver fatto assolutamente nulla (perché ero seduta sulla prima slitta e per forza dovevo arrivare prima), mi crogiolo in una finta soddisfazione del sudato traguardo, mi batto una immaginaria mano sulla spalla e sogno ad occhi aperti di mettere una ghirlanda d’alloro intorno al collo della mia renna e…proprio mentre mi stanno consegnando la coppa, la guida mi richiama alla realtà.

Ci è permesso dare da mangiare agli animali e la cosa non è affatto semplice perché le enormi corna ramificate sono un grande impedimento per chiunque voglia avvicinarsi. Si rischia di avere delle cornate in testa o addirittura, di essere sfregiati in volto.

A me fortunatamente è andata bene d’altronde, alla renna bianca posseduta dal demonio ho dato così tanto muschio, da essermi conquistata l’incolumità fisica e la salvezza dell’anima. Il cibo come corruzione è sempre una soluzione.

 

 

 

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