Siamo cresciuti con l’ossessione del sabato sera. Persino il buon Leopardi lo suggeriva quale giorno adatto a riposo e bagordi. É il giorno del disincanto, l’attimo di gioia, l’annebbiamento dei pensieri e il viale largo e fiorito della gioventù. Il sabato…(sospiro)…che gran giorno (sguardo malinconico).

Eppure…(sopracciglia che si alzano)…eppure anche la domenica non è affatto male. (ghigno e sorriso compiaciuto) Soprattutto sei a Toronto.

 

Ricordate le scampagnate fuori porta della domenica? Quelle organizzate in fretta e furia dopo aver visto fuori dalla finestra.

“C’è il sole! Forza ragazzi vestitevi che andiamo a fare un giro che è una bella giornata!”

Alla faccia delle previsioni meteo, si viveva all’avventura e ci si vestiva più rapidamente dei Marines in addestramento tattico.

“Dove sono le mutande?”

“Guarda nel cassetto!”

“Non le trovo!”

“Cerca meglio!”

“Che palle ho detto che non le trovo”

“Ti ho detto che sono nel cassetto!”

Correvi giù dalle scale saltando i gradini a tre a tre come fossi il figlio illegittimo di Spiderman, ti grattavi via le cispe dagli occhi e sbadigliavi spalancando la bocca più del leone della Metro Goldwyn Mayer,  quando tutt’a un tratto, venivi sorpreso da una voce che vibrava prepotente sin giù nell’androne.

“Avete fatto pipì!? Tornate subito sù a fare la pipì”

Non sapevi dove saresti andato perciò nel dubbio prendevi il pallone da calcio, il pallone da pallavolo, il pallone da basket e quello gonfiabile a spicchi colorati.

“Che dici lo porto il Super Santos?”

“Sì dai, che non si sa mai”

E mentre caricavano la macchina esclamavano: “Ma quanta roba avete portato?”

Non era mai un rimprovero piuttosto una constatazione.  Del resto il “non si sa mai” era l’invito perfetto nel paese degli indecisi. Perciò prendevi anche: un libro, dei giocattoli, le biciclette, il gommone gonfiabile, la pistola ad acqua, le bolle di sapone, un retino per farfalle, un retino per pesci, la coperta di lana, l’ombrellone da spiaggia, sedie pieghevoli,  un sacco a pelo, le carte, un tavolino e giusto un po’ di viveri sufficienti a sfamare un esercito qualora lo avessimo incontrato.

Dopo sole tre ore di macchina (due delle quali utilizzate per trovare parcheggio) ti ritrovavi in un bar affollato e puzzolente. Del resto si sa che non è domenica senza la colazione al bar. Un marasma di donne in pelliccia che occupavano lo spazio fisico di uno yeti, gruppi di amici con pantaloncini corti e bomber gonfi dai colori sgargianti (sembravano le gru di Alice nel Paese delle meraviglie), il trionfo dei calzini di spugna bianchi abbinati con disinvoltura a scarpe col tacco e mocassini ed infine noi, piccole teste arruffate prese a gomitate sulle gengive nel maldestro tentativo di farsi largo tra la folla per arrivare al bancone dei dolci.

“Ma cos’hai sotto i pantaloni?”

“Il pigiama”

“E perché non te lo sei tolto?”

“Perché non trovavo le mutande! E poi non mi guardare così…(braccio teso ed indice puntato) anche quel bambino ha il pigiama sotto i pantaloni!”

L’elastico plissettato di cotone tradiva ogni madre e si sa, se anche gli altri lo fanno, allora non puoi essere punito. (O almeno non in pubblico.)

Una volta raggiunto il mare, o la montagna, o il prato verde o il centro di un’altra città, era già l’ora di tornare a casa e quel sole, tanto agognato, lo avevi visto scomparire da dietro il finestrino dell’auto.

Le domeniche estive a Toronto sono di gran lunga differenti. Si sa, ogni posto ha le proprie abitudini e diciamo che queste canadesi non mi sembrano affatto male nella loro semplicità.

Ti svegli, vedi il sole fuori dalla finestra, vai al porto con un mezzo pubblico o la bici, prendi il battello, in pochi minuti scendi a Toronto Iceland e (se fossi milanese aggiungerei taaaccc!) ti godi il sole per tuuuuutta la giornata.

La natura è a portata di mano e il lago Ontario è così esteso che si ha l’impressione di stare in mezzo all’oceano. Ci sono spiagge, lunghi sentieri tra il verde dei giardini, escursioni organizzate per grandi e piccoli, attracchi per le barche a vela, possibilità di noleggio biciclette e canoe, divertimenti sportivi e non e meravigliose aree ristoro e zone per il barbecue.

Accidenti all’ansia del Leopardi, che ti fa sparare tutte le cartucce il sabato pensando che la domenica sia un giorno brutto solo perché precede il lunedì. É come dire, non mi faccio un tuffo in mare perché altrimenti mi bagno. Assurdo. A quanto pare il buon Giacomo si sbagliava, è possibile rilassarsi e godersi la domenica senza fare code, senza litigare per il parcheggio, senza portarsi dietro bagagli così ingombranti che nemmeno la Regina Vittoria quando si trasferì in India e, sopratutto, è possibile farlo avendo tutto il tempo per cercare le mutande.

Il mondo non è di Leopardi, il ritmo giusto è quello della natura che scandisce il tempo senza fretta né preoccupazioni.

E diciamolo, a me Giacomo mi è sempre stato antipatico, l’unico a cui do credito quando le cose mi sembrano complicate o scoraggianti è Gene Wilder. Perché?  Perché anche divertirsi la domenica “Si-può-fare!”

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