‘Video mare quant’è bello, spira tanto sentimento…’

Nel 1905 il tenore Mario Massa prestò la voce per la prima incisione della canzone ‘Torna a Surriento’. Ma qui non siamo nella Penisola Sorrentina bensì sulla costa più a Nord d’Italia, quella triestina.

Il nome (di una banalità imbarazzante), gli venne assegnato dallo stesso proprietario ed è facilmente intuibile il suo significato infatti, la particolarità di questo castello, è che da ogni finestra si riesce a scorgere il mare. Venne costruito nella seconda metà del 1800 come umile dimora del Re e della Regina del Messico: l’Arciduca d’Austria Massimiliano d’Asburgo Lorena e la moglie Carlotta, Principessa del Belgio. Oltre alla posizione a picco sul mare che permette di ammirare l’intera costa triestina e alla bellezza architettonica del palazzo che ha ispirato i versi di molte poesie, prima tra tutte quella che gli dedicò Giosuè Carducci, il castello vanta anche uno dei giardini più belli d’Italia, con terrazze panoramiche, eleganti scalinate che scendono a mare, viali alberati e fontane. Il piccolo attracco è sorvegliato da una sfinge di ridotte dimensioni e accerchiato da un manto erboso di un verde brillante.

La cosa che mi ha colpito maggiormente di questo castello è il suo interno. Difficile da trovare in altri contesti, qui gli arredi sono tutti dell’epoca, l’intera residenza è arricchita infatti da sontuosi soffitti a cassettoni dorati, quadri dalle diverse dimensioni, vasi di ceramica provenienti dall’Oriente, mobilio in legno, centinaia di libri antichi, suppellettili e decorazioni di varia natura. Proprio in una di queste stanze (non so quale, suppongo comunque sia più verosimile pensarla in una delle camere da letto piuttosto che nella sala del trono o nel tinello) venne richiusa per qualche tempo la povera Carlotta che impazzì alla notizia dell’uccisione del marito in terra messicana.

Camminando lungo il corridoio in penombra, si può quasi percepire il profumo di salsedine, il blu marino è lì immobile dietro ad ogni vetro, ed il sole, con i suoi fasci di luce gialla, illumina in maniera geometrica alcune porzioni delle stanze.

Verrà a noia tutto questo azzurro? Immagino di svegliarmi ed aprire le imposte per vedere il cielo e il mare che si toccano, mi sposto in bagno e continuo a scrutarli, vado nella sala da pranzo e li ritrovo sempre lì a fissarmi, mi dirigo nello studio e poi in biblioteca e nel salottino del tè e, dannazione! loro sono ancora là fuori immobili ed imperscrutabili.

Mi sembra di essere un pesce in una palla di vetro, ma al contrario. Quasi quasi questa presenza costante che mi segue dappertutto mi inquieta un po’. Eppure ho sempre sognato di vivere su di un’isola deserta lontano dalle regole di una società che non apprezzo e dalla follia umana che si fa sempre più impietosa, ma adesso, a pensarci bene, sarebbe opportuno prima del grande passo, fare una prova di qualche mese in un luogo come questo, giusto per scongiurare di non fare la stessa fine della povera Carlotta.

 

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