Postazioni video, guide cartacee in italiano e inglese ed un applicazione per smartphone con tutti i contenuti. Sicuramente quando il museo venne fondato nel lontano 1739 non disponeva di così tanti metodi d’informazione. Ciò che stupisce non è quanto un ambiente possa migliorare o stare al passo con le nuove tecnologie, quanto piuttosto la sua capacità di restare fedele a se stesso per quasi trecento anni.

Le sale che ospitano questa collezione sono eleganti, con colonne bianche e grandi armadi a vetri in legno scuro. Una delle più ricche collezioni in cera esistenti al mondo, l’intero corpo umano in bella mostra tra fasci di nervi, calotte craniche, stomaci contorti e vesciche gonfie.

Lo so, appare un po’ macabro fare una lista di quanto si può ammirare in questo museo, fatto sta che mi stupisco di come io non conosca quasi nessun nome di ciò che compone il mio stesso corpo.

Eppure in tenera età ero una gran fan del cartone animato di divulgazione scientifica ‘siamo fatti così’. Con tutte le ore passate davanti al piccolo schermo dovrei essere molto ferrata sull’anatomia umana. Dove sono finite tutte le nozioni acquisite guardando, linfociti, globuli bianchi, rossi, piastrine e batteri scorrazzare in su e giù per il corpo? Quante vertebre ha una colonna? Da quante ossa è composta una mano? Quanto è lungo l’intestino? Dove si trovano il muscolo buccinatore e platisma? Quante sono le parti del cervello?

Ricordo che ad una cena di qualche anno fa, parlando di viaggi, uno esordì dicendo: ‘quest’anno vado sulle isole di Langherhans’. Solo un medico, seduto qualche posto più in là, sorrise sotto i baffi.

Possibile che siamo tanto ignoranti su una materia che in realtà ci dovrebbe incuriosire ed interessare più di ogni altra cosa?

Se come me siete ai livelli di falange, falangina e falangetta e volete scoprire di cosa siete fatti (Shakespeare sosteneva che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni ma qui dentro non ne ho trovati)…potete venire a Torino a dare un’occhio (non letteralmente s’intende) a questa collezione e, tra organi in formaldeide, scheletri, vene colorate e cervelli di varie misure, vi stupirete di quanto perfetta e strabiliante sia la macchina che trascinate in giro ogni giorno.

 

PS: il costo del biglietto comprende l’ingresso all’adiacente museo di Lombroso e al museo della frutta.

PPS: non è possibile fare le foto a resti umani e cere.

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