Modesto comune in provincia di Viterbo che affaccia sull’omonimo lago.

Lascio la macchina in uno degli ampi parcheggi che fanno da cuscinetto tra il centro storico e la passeggiata lungolago. C’è pure il distributore di acqua potabile e con pochi centesimi riempio due intere borracce. Fa un gran caldo, l’estate sta dando il meglio di sé ed essendo ora di pranzo, solo pochi brave sono ancora in giro.

Passo attraverso l’antica porta, la strada è un po’ in salita, avanzo come un adolescente ubriaco mentre vengo investita dal profumo di sughi e salumi che appesantiscono l’aria già troppo calda e insopportabile.

Guardo il mio cane con la lingua di fuori e una frangia nera che gli scende sul muso. “Ma come fai con tutto quel pelo? Io non sopporto nemmeno quelli che ho sotto le ascelle, non capisco come tu riesca a resistere con tutti quelli che hai su schiena e culo”.

Mi fissa senza darmi alcuna risposta mentre indietreggia di qualche passo sino a trovar rifugio all’ombra di un muretto e, stanca, appoggia il fianco contro le pietre fresche.

Il castello ha un piccolo ponte di legno e delle torri squadrate. Strofino un fazzoletto di carta sulla fronte madida prima di entrare.

“Buongiorno.”

“Buongiorno a lei. Quanti?”

“Quanti cosa?”

“Quanti biglietti?”

Mi giro su me stessa allargando le braccia “Ci siamo solo io e lei in questa stanza!” Dico un po’ scocciata “A meno che lei non riesca a vedere qualcun’ altro, in tal caso la prego di dirmelo così lascio pagare lui.” Volevo fare la simpatica ma dall’espressione perplessa che le si dipinge in viso pare non ci sia riuscita.

“Credevo che l’avrebbe raggiunta qualcuno.”

“Cara mia, sono anni che aspetto di essere raggiunta da qualcuno.” Rido. Solo io.

“Vuole vedere anche l’acquario?”

“Avete un acquario?”

“Sì”

“Qui al castello?”

“Sì”

“Ok, vediamolo.”

Una delle decisioni più stupide che abbia mai preso. In uno spazio angusto al piano terra ci sono una serie di piccoli acquari con dei tristi pesci che vi nuotano all’interno. Sembra di stare in uno di quei negozi nel quale un tipo strano col cappellino sulla testa ti segue con un retino in mano pronto a catturare l’animaletto prescelto.

Scappo da quel luogo cercando rifugio sul camminamento del castello. L’aria calda mi circonda e mi opprime come una pressa invisibile. C’è proprio una bella vista da qui, il lago è placido e il silenzio scorre leggero sui tetti e sulle verdi cime degli alberi.

Ho bisogno di rinfrescarmi un po’ e il mio cane, col muso rivolto verso l’uscita, sembra d’accordo.

Il lungolago mi riporta indietro nel tempo, appare come il set di un film anni ottanta: c’è l’edicola sul ciglio della strada con decine di stand con ciambelle colorate, braccioli e formine a forma di conchiglie e stelle marine, c’è un delizioso profumo di pesce alla griglia e le persone si spostano in bicicletta pedalando molto lentamente, come se avessero paura di consumare la gomma dei copertoni.

Intravedo la sagoma di qualcuno che nuota non lontano dalla costa, giovani coppie si godono il sole che brilla alto in cielo e degli anziani guardano nel vuoto seduti su comode panchine all’ombra. I giardini sono ben curati e puliti, lascio le scarpe all’ombra sul prato e mi tolgo i calzini prima di raggiungere la spiaggetta.

L’acqua è piacevolmente fresca, verrebbe voglia di immergersi completamente per godersi tutta questa calma, restando a galla sdraiata con lo sguardo verso le nuvole e arresa.

Ehhhh (sospiro)… sarebbe bello potersi sentire così ogni tanto…galleggianti e, arresi.

 

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