Autore: Jessica Bruder

“…«La prima volta che dormi in macchina nel centro della città, ti senti una totale fallita o una senza tetto»…«Ma è questo il bello delle persone: si abituano a tutto».”

Jessica è una giornalista e per scrivere questo racconto-inchiesta impiega un periodo lungo tre anni percorrendo più di 25.000 km ed incontrando circa 200 nomadi in diversi stati americani.

Sono quasi tutti nonni, alcuni di loro pensionati e altri invece, in età pensionabile ma senza pensione. Sono perlopiù sessantenni che non possono permettersi di pagare le bollette e che hanno dovuto scegliere se gravare sulle spalle di familiari per poter estinguere enormi debiti accumulati o cercare di uscire dalla morsa delle regole comunitarie rinunciando a tutto.

Queste persone fanno parte di un enorme tessuto sociale parallelo a quello convenzionale, non dipendono dalle tasse, non pagano bollette, non hanno debiti con banche e non contribuiscono ad arricchire le ‘multinazionali dell’inutile’. Alcuni sono coppie sposate altre invece persone sole, tutte vittime di crash finanziari, sbagliati investimenti o fallimenti di piccole aziende. Dagli anni Cinquanta rappresentano una concreta alternativa alla vita in case ed appartamenti che necessitano di cifre sostanziose per affitti, mutui e manutenzione.

In settant’anni il numero di persone che intraprende la vita nomade è centuplicato raggiungendo cifre inimmaginabili. Vivono barcamenandosi in lavori stagionali decisamente mal retribuiti e che richiedono molte ore di duro lavoro fisico. Li chiamano ‘gli evasori’, perché sono totalmente fuori dal circuito delle tasse, non dipendono dal sistema e per potersi pagare cibo, riscaldamento e benzina acconsentono a periodi di schiavitù lavorativa per i grandi colossi di distribuzione o enormi aziende agricole.

Sono così tanti che, dal 2000 ad oggi, in America sono state create nuove leggi (come ad esempio: il divieto di sedersi in luoghi pubblici, di parcheggiare in determinate zone, di dormire all’interno di veicoli, le farmacie non possono vendere medicinali a chi non possiede un indirizzo di residenza ecc…) leggi che evidentemente cercano di mettere in difficoltà la vita di queste persone la cui sola colpa è quella di cercar di sopravvivere senza alcun legame con le imposizioni dettate da una società consumista, corrotta e piena di discriminazioni (sopratutto in campo finanziario) che ha messo in ginocchio da un giorno all’altro la loro vita.

Tra tante, l’azienda che viene maggiormente analizzata in quest’inchiesta è Amazon. Vengono raccolte testimonianze dei dipendenti stagionali, svelate le politiche d’ingaggio e il funzionamento dei processi lavorativi di magazzini di stoccaggio e distribuzione; Amazon per queste persone rappresenta l’esempio perfetto del ‘male della società’, il completo processo di alienazione dell’uomo e la sua spasmodica voglia di accumulare schifezze inutili che non fanno altro che rendere le esistenze vuote e gli spazi di casa pieni.

Un libro che ti fa riflettere e che mette in luce dinamiche sociali sconosciute, affrontando temi di solidarietà umana ed ingegno ecologico, ad esempio: grazie a Nomadland, ho scoperto cosa siano le Earthship ed ho iniziato a pensare che una vita ‘alternativa’ come la definirebbe la nostra società, non è affatto un’idea sbagliata anzi, sono certa che quello che stiamo facendo sia sbagliato, per noi, per la nostra salute psico-fisica e mentale, per il tempo che abbiamo da vivere, per i cari che non vediamo abbastanza, per il mondo che stiamo inquinando e per lo sfruttamento che facciamo di risorse umane e naturali senza alcun senso logico né dignità.

Cosa sono le Earthship? Sono case solari passive realizzate con materiali di scarto, progettate per sostenere chi ci abita senza collegamenti alle reti di distribuzione. Michael Reynolds, un architetto radicale del New Mexico, ne è la mente.

“…«L’economia è un gioco. Questo gioco dovrebbe riguardare cose non essenziali (motociclette, computer, televisioni). Sfamare la propria famiglia, sopravvivere, avere un tetto sulla testa…tutto ciò non dovrebbe essere soggetto all’economia.»”

E’ un libro dal quale si può imparare a non giudicare, a guardare il mondo con occhi differenti, a scherzare su i piccoli problemi quotidiani che altro non sono che boiate costruite dalla società per farci sentire in colpa o poco adatti o poco di valore o poco vincenti. Sono pagine di vita vera, quella difficile, quella che puzza di sudore e profuma di libertà.

Dovremmo essere tutti ribelli, dovremmo guardarci intorno e capire che l’80% delle cose che abbiamo dentro le nostre case non servono a nulla, sono il frutto di una costante ricerca di approvazione da parte di persone che non ci piacciono nemmeno. Queste pagine sono un invito alla riflessione, all’introspezione e, qualora qualcuno si stesse domandando come si possa riuscire a vivere in tre metri quadri, troverebbe qui la risposta e parecchi utili consigli su come riuscirci sul serio.

 

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