Esistono i musei all’aperto, i musei d’arte, quelli scientifici, i marittimi e quelli militari. Ci sono i musei etnografici e gli ecomusei ma sino ad ora non avevo mai visitato un museo-non museo.

Intendiamoci, non sono qui a far polemica ma in questa casa-museo non c’è veramente nulla da vedere, nemmeno la casa!

Se ripenso alle parole della signora all’ingresso che si raccomandava animatamente di non fare foto all’interno della mostra, adesso ne capisco il senso…perché altrimenti la gente avrebbe scoperto che non c’era nulla a cui fare le foto!

Da fuori ha tutta l’aria di un antico palazzo conservato in maniera egregia, c’è anche una targa vicino l’entrata che informa i passanti di trovarsi al cospetto della dimora di Nostradamus, al quale peraltro viene intitolata anche la via, e non si può far a meno di entrare perché la curiosità è tanta. Il famoso astrologo vissuto nel 1500 è uno dei più conosciuti scrittori di profezie della storia, nato a Saint-Rey-de-Provance, un paesino poco distante, si trasferì qui a Salon con la seconda moglie e i suoi sei figli, non credo esista al mondo qualcuno che non abbia almeno una volta letto o sentito parlare delle sue predizioni. Durante la sua carriera erano in molti ad affidarsi a lui lasciandosi ispirare dalle sue previsioni ricordiamo ad esempio la Regina Caterina de Medici che lo stimava a tal punto da assumerlo a corte in qualità di medico.

Un personaggio così particolare a mio avviso meritava un percorso museale un po’ più accattivante ed invece, mi ritrovo a salire le scale di un buio palazzo (non c’è nemmeno una finestra) fermandomi ad ogni piano dove, un unico ambiente di piccole dimensioni, è allestito con drappi scuri che pendono dal soffitto e personaggi in cera; gli elementi d’arredamento sono pochi e servono giusto alla spartana ricostruzione della stanza (era così poco interessante che ricordo a mala pena uno scrittoio e forse c’era anche un letto ma non ci giurerei).

All’ultimo piano un video, (suppongo ripercorresse la vita dello scrittore) proiettato a tutta parete in uno spazio così angusto e caldo, da costringermi a scendere dopo qualche secondo di proiezione.

In assoluto uno dei musei più no-sense mai visitati.

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