Parcheggio proprio vicino la piazza, così almeno risulta al mio navigatore.

Pago la sosta per circa venti minuti perché non ci vorrà poi molto a vedere una vasca e a passeggiarci intorno.

Impiego molto meno in effetti. Tre minuti esatti.

E’ molto suggestivo, la vasca viene perennemente riempita da acqua termale bollente che fuoriesce da una falda sotterranea di origine vulcanica.

Da Lorenzo de Medici sino a Carlo Verdone e chissà quante decine di migliaia (forse dovrei dire centinaia di migliaia) di persone hanno potuto beneficiare di queste acque termali.  Nel 1992 viene girato il film “Al lupo al lupo” che, nonostante la scena d’incontinenza verbale nella quale l’attore-regista improvvisa una canzone per niente orecchiabile il cui testo ripeteva “tocca tocca toccatela, tocca tocca toccamelo”,  nelle scene finali lo vede, insieme a Francesca Neri e Sergio Rubini, immerso tra i fumi caldi della vasca centrale. Una scena invidiabile, non tanto per la compagnia ma in quanto, adesso, è proibito persino sporgersi per sfiorare l’acqua con le dita.

Mi dirigo verso l’auto attraversando il parco dei mulini e rimango affascinata dal piccolo canale che lascia scivolar indisturbata l’ acqua trasparente.

Provo a testarne la temperatura immergendoci un piede e si rivela piacevolmente calda per questo, inevitabilmente, ci tuffo anche l’altro.

“Mannaggia mi scade il parcheggio”. Non era proprio così che mi immaginavo questo momento di relax. Corro a rimpinzare il parchimetro per poter godere ancora qualche minuto di quel rigenerante pediluvio. Cammino come una papera per non pestare i lacci che ho lasciato sciolti per non perdere tempo. Pago, infilo il biglietto sul cruscotto, chiudo lo sportello e torno a sedermi quando, alla mia sinistra, noto un gruppo di ragazzi scomparire davanti a me. Mi alzo in piedi per vedere dove siano andati a finire e scopro un sentiero che non avevo notato prima.

Un breve percorso mi conduce ai piedi della collina, dalla cui sommità l’acqua fuoriesce dal terreno infrangendosi su una parete striata di bianco e ocra. Proseguo per qualche metro e, come d’incanto, mi trovo davanti ad una piscina naturale i cui colori sono così belli da sembrare innaturali.

Non ci penso un solo secondo. “Ussignur che cosa ho pestato?” cerco di entrare in acqua senza rimetterci legamenti e dignità ma la cosa è più complicata del previsto, il fondo è melmoso, sembra di camminare sull’impasto per frittelle.

Qui l’acqua è decisamente più fresca, temperatura perfetta per una giornata assolata. Nuoto avanti e indietro come un pesce rosso nell’acquario.

Ogni tanto qualche turista fa capolino mostrando la stessa espressione stupita che aveva dipinto il mio volto qualche minuto prima, scatta un paio di foto e si allontana. Non capisco come non possa approfittare di questa meraviglia. É come passare davanti ad una pasticceria francese, fare due foto alla vetrina e andare via. É da folli!

Sì, proprio così! Perché i folli non sono quelli che ridono a squarcia gola, quelli che corrono per prendere l’ultimo treno per una destinazione sconosciuta, non sono quelli che ballano sotto la pioggia o che vivono senza chiedersi che ore sono.

I folli sono quelli che non lo fanno.

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