Esco dalla stazione della metro e consulto il navigatore sul telefono. “Proseguire verso nord ovest” chissà che cazzo vorrà dire. Provo a girarmi su me stessa per vedere se la piccola freccia sullo schermo possa rendermi la decisione più semplice ma, se non faccio almeno cento passi, la stronzetta nemmeno si muove.
Attraverso la strada affidandomi alla sorte ed imbocco la via principale. “Ricalcolo” “Ricalcolo” “Continuare in direzione sud”. Controllo la freccia, ma non sembra aver percorso nemmeno un millimetro. Proseguo lungo il marciapiede deserto e a tratti ghiacciato quando, prima del grande incrocio, trovo un enorme cancello verde con una scritta in ferro battuto sulla sua sommità: ‘Charles Dickens House”.
Se anche voi siete capitati dinanzi a questo grande palazzo protetto da un’alta inferriata sappiate che…avete sbagliato strada.
Ma io dico, potevano chiamare questo condominio in un modo che non confondesse così tanto me e questo idiota di navigatore?
Torno quindi sui miei passi, il museo è a circa 800 metri, in una larga strada nella quale tutte le case sono identiche ed appiccicate l’una alle altre e, finalmente, abbandono le basse temperature del dicembre londinese ed entro in questa ultra centenaria dimora.
Tovaglioli piegati a cigno, a portafoglio, tovaglioli di stoffa ricamata, tovaglioli inseriti in un calice o adagiati sul piatto. Tovaglioli legati con rafia, arricchiti con fiorellini di campo, con spighe di grano, con sottili corde colorate o messi sotto posate d’argento. Ci sono anche le piccole candele, i bigliettini di ogni forma, materiale e colore, ci sono i piccoli oggetti da lasciare come omaggio e le mollette di legno, quelle microscopiche che riescono a sorreggere un solo pezzettino di carta, insomma… per ogni tipo di occasione ci si può sbizzarrire in quanto a segnaposto.
Poi arriva Dickens e rivoluziona tutto. Perché perdere tempo con tutta questa fantasia e creatività per i segnaposto, se di può far stampare il volto del commensale direttamente sul piatto di porcellana? Una trovata decisamente geniale. Magari un po’ pacchiana, ma geniale.
Il museo ha aperto le porte al pubblico nel lontano 1925, a quasi cento anni dalla data in cui l’autore viveva tra queste mura. Questa graziosa villetta a quattro piani, in perfetto stile georgiano, è completamente arredata e permette di fare un tuffo temporale nel secolo scorso. Lo scrittore visse qui poco più di due anni tra il 1837 e il 1839 ma fu al primo piano di questa casa che, seduto alla scrivania che ancoraggi possiamo ammirare, scrisse alcuni dei suoi più famosi romanzi tra cui il Circolo Pickwick e Oliver Twist.
Probabilmente il periodo natalizio è quello più suggestivo per visitare quest’abitazione d’epoca. L’albero di natale, le candele, la tavola imbandita, i pungitopo sul camino, tutto è allestito in maniera perfetta per ricreare il calore familiare durante il Natale.
Oltre al mobilio d’epoca si possono trovare in mostra: antichi dipinti, edizioni rare delle opere di Dickens, manoscritti e cimeli.
Un elegantissimo completo da uomo all’interno della dressing room di Dickens mi fa venire in mente una delle sue frasi: ‘nessun uomo che non sia gentiluomo nell’animo è mai stato, da che mondo è mondo, un vero gentiluomo nei modi.’
Chissà dove sono finiti i gentiluomini, è un po’ che non ne vedo in giro, mi viene in mente che forse il mio navigatore potrebbe suggerirmi la loro posizione.
“Ricalcolo” “Ricalcolo”. Niente da fare, anche stavolta, dovrò cavarmela da sola.






































