A qualche minuto dal centro di Firenze c’è un tepidario gigante costruito nel lontano 1880 ed ancora straordinariamente bello.

“Donna Geltrude guardi! Sono nate le primule.”

“Oh donna Maria sono fioriti anche gli iris e le rose venga a vedere che colori!”

“Potremmo iniziare a coltivare qualcosa di diverso, abbiamo un sacco di posto qui, piantiamo cose nuove che dice?”

“Sì! Bella idea! Magari qualche limone, delle palme, magari un banano oppure..”

“Piano piano Donna Geltrude, ma dove le mettiamo quando viene l’inverno?”

“Le portiamo a casa?”

“Ma è pazza? Io non ho posto in giardino.”

“Possiamo coprirle con delle coperte di lana.”

“Ma no soffocherebbero o peggio, marcirebbero.”

“E allora facciamo costruire una casetta in legno da Mario il falegname.”

Ma no, sotto la pioggia e il freddo non sarebbe un buon riparo. Aspetta ho  avuto un’idea!”

“Quale?”

“Ci vorrebbe una serra!”

La Società Toscana di Orticoltura fece costruire l’imponente serra in ferro e vetro in occasione della prima esposizione nazionale che si tenne in città. (Non certo grazie a Donna Maria e Donna Geltrude.) All’interno l’ambiente era riscaldato da stufe e due modeste vasche con nicchie fatte di roccia decoravano la sala.

Giardino pubblico dal 1930, il tepidario di Roster adesso è completamente vuoto, le alte piante e i fiori che abbellivano il suo interno si possono ammirare solo sulle foto d’epoca. Ma c’è un momento durante l’ano in cui l’intero giardino si tinge di tutti i colori ed avviene in primavera quando, proprio come cento anni prima, viene organizzata la mostra dei fiori.

La grande serra dall’aria un po’ triste e solitaria ospita festival e presentazioni di libri; nelle notti estive risplende nel buio tingendosi di accesi colori e, durante la notte di San Giovanni, i fuochi d’artificio sparati dal Piazzale Michelangelo si riflettono sulle grandi vetrate.

Il parco è discretamente grande, all’interno c’è una libreria, una graziosa loggia, un’area cani, molte panchine per riposarsi o conversare e aiuole curate.

Nella parte alta, aldilà della ferrovia, si trova invece il ‘giardino degli orti del Parnaso‘ dal quale è possibile ammirare uno dei panorami più suggestivi di Firenze (sopratutto al tramonto). Davanti al suo cancello d’ingresso, dopo una tonda fontana in pietra, c’è lui: il grande serpente.

Un’opera particolarissima che assomiglia ad un drago col corpo lungo e coperto di squame. L’animale striscia lungo la scalinata e volge lo sguardo verso il cupolone. Nulla a che vedere con le lucertole del Parc Guell di Gaudì  ma, come si dice… ‘ogni scarrafone è bello a mamma soja’!

 

 

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