La nave finalmente approda sulle coste dell’isola del Sud. Scrivo ‘finalmente’ perché non sono un vero e proprio lupo di mare. Durante la traversata dall’isola del Nord ho provato a sconfiggere la nausea dormendo, guardando un film, ascoltando della musica, passeggiando, fumando una sigaretta, masticando delle gomme e ingurgitando un chilo di cibo alternando il dolce col salato e il salato con il dolce ma…la realtà è che, solo una cosa può farmi star bene quando sono in alto mare, qualcuno che grida “Terraaaa!!!!”

Non bacio il suolo solo perché, se mi abbasso, non sono certa di riuscire a rialzarmi. Saltello diffidente per testare la solidità dell’isola, nulla si muove (ecco il secondo ‘finalmente’!).

Sì, sono le dieci del mattino, ho appena conquistato la terra del sud e sono felice come un bambino in vestaglia la mattina di natale.

La Queen Charlotte Drive da Picton a Havelock è probabilmente una delle strade più belle che io abbia percorso sino ad oggi. L’acqua ha dei colori così particolari da catturare la mia attenzione lasciandomi incollata al finestrino dell’auto come quelle manine gommose che si trovavano nei pacchetti di patatine.

Centinaia di sfumature d’azzurro e di verde circondate da morbide colline. In Nuova Zelanda la vegetazione è così selvaggia da colpirti dritta al cuore! Non posso fare altro che lasciarmi sopraffare da tutta questa meraviglia che appare romantica come il ‘viandante sul mare di nebbia’ di Caspar D. Friedrich. In effetti anch’io mi ritrovo, seppur senza cappotto e senza bastone, in piedi, immobile, concentrata solo sulla Bellezza di quello che ho davanti come un’esploratore, come un errante, come un amante che lascia accarezzarsi il viso dal vento.

Fermarsi a pranzo al ‘The Mussel Pot Restaurant and Cafè’ è doveroso.

Un ristorante che come insegna ha un guscio di cozza gigante, non passa inosservato. Si trova proprio sulla strada; difronte ci sono un piccolo supermercato e un vecchio negozio di cianfrusaglie, con magliette scolorite dal sole e tanta polvere su piccoli oggetti dimenticati nell’angolo della vetrina. Tutto ha un fascino tremendamente retrò con un sottofondo di mistero, come se angoscia e calma si mescolassero, come se ‘la casa della prateria’ venisse diretta da Dario Argento.

Havelock è famosa per le sue cozze giganti verdi, sono così grandi che farebbero scendere lacrime di gioia persino a baresi e tarantini. Il menù è ricco di ricette interessanti: i molluschi vengono serviti fritti, lessi, in zuppa, con creme allo yogurt, speziate, con latte di cocco, alla griglia…io non le mangio mai ma non ho potuto esimermi dall’assaggiarle. Due morsi per ogni cozza! Impegnative come un makizushi, riempiono la bocca con un sapore, devo dire, delicato e gustoso.

Non c’era riso e non c’erano patate ma è stato un pranzo comunque lungo e luculliano degno del Sud. In Nuova Zelanda però, a fine pasto, non ti offrono né amari né citrosodina, c’è solo un modo qui per digerire un pasto abbondante: fare una bella passeggiata. Poco distante c’è la baia che con la sua sabbia chiara rimette a posto lo stomaco e i sensi di colpa.

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