La residenza di Sir Richard Wallace si trova in Manchester Square in una delle zone più belle di Londra: Marylebone. Si tratta di una casa museo, ce ne sono diverse a Londra e, oltre ad esporre opere di grande valore, è una di quelle mete poco conosciute e frequentate nonostante l’ indiscussa bellezza e l’ingresso gratuito.
Scendo alla fermata di Bond Street e visito il quartiere, residenziale, chic, silenzioso e pulito, con palazzi eleganti dell’età georgiana, giardini privati al centro delle piazze, abbracciati da cancelli in ferro nero e frequentati da anziani col cane dall’aplomb più british di loro.
Le pasticcerie hanno appena aperto e ogni volta che viene spalancata una porta, un delizioso profumo invade la strada priva di auto e della tipica confusione londinese . Ci sono moltissime boutique interessanti, fortunatamente, ancora chiuse al mio passaggio.
Arrivo difronte la residenza di Hertford con un po’ d’anticipo rispetto all’orario d’apertura e ci sono cinque persone che attendendo come me di poter entrare. Il palazzo deve il nome ai marchesi Hertford, famosi per il loro spirito collezionistico. Sir Richard Seymour-Conway, quarto marchese ed ultimo proprietario della straordinaria raccolta, poco più che diciottenne ebbe un figlio che non riconobbe: Richard Wallace. Il ragazzo non divenne mai marchese ma ereditò tutta la collezione ed Hertford House. Grazie a lui la raccolta dei suoi avi s’impreziosì ulteriormente con armi provenienti da tutto il mondo, dipinti e mobilio di pregio. Alla sua morte Wallace decise di lasciare tutti i suoi averi alla nazione.
L’ingresso ha già del fascino, un terrazzo sorretto da colonne sovrasta il portone d’ingresso, l’esposizione si sviluppa su più piani e ci sono decine di stanze. Un’incredibile alternanza di carte da parati dai colori brillanti abbelliscono le sale, mobili intarsiati e lampadari dalle dimensioni importanti impreziosiscono gli ambienti e, decine (oserei dire centinaia) di dipinti attirano l’attenzione per la loro bellezza e raffinatezza. Mi stupisco a leggere le firme di alcune opere esposte: Canaletto (ci sono diverse opere del pittore veneziano), Van Dyck, Rembrandt, Delacroix, Rubens, Tiziano e Velázquez. Gran parte della collezione è francese, alcuni manufatti arrivano direttamente da Versailles e, addirittura, pare che questa residenza detenga il maggior numero di opere galliche presenti in una collezione privata fuori dalla Francia.
Dopo aver visitato il primo piano sono quasi stanca, di fotografare, di stupirmi, di contemplare i dettagli di ogni splendida tela. Sono più di cinquemila gli oggetti in mostra, tra antichi almanacchi, stufe in porcellana dipinta, cornici dorate larghe più di dieci centimetri, bassorilievi, argenteria, poltrone rivestite in seta ed oggetti d’arredamento. Nulla è posizionato a caso, sembra infatti di essere in visita ad un lord e di curiosare in giro in attesa che venga servito il tè. Se adesso mi dicessero che sto partecipando ad un viaggio nel tempo, non farei molta fatica a crederlo. L’elegante 1700, periodo di rivoluzioni, grandi intuizioni, cipria e parrucche bianche; mi muovo lenta immaginando il suono del tessuto di un’ampia gonna damascata, il respiro corto a causa delle stecche di balena che mi stringono il busto ed un cagnolino col pelo arruffato e uno sguardo stralunato che mi insegue muovendo le corte zampette in maniera veloce.
Faccio sincera fatica a finire la visita senza quel piacevole mal di testa provocato dalla troppa attenzione dedicata ad ogni singola opera in mostra e, guadagnata l’uscita, decido che quel tè mai servito durante la mia fantasiosa visita a ritroso nel tempo, adesso ci starebbe proprio bene. Seguo il profumo dolce dei pasticcini alla cannella come un segugio delle scuderie del Re e mi lascio alle spalle questa splendida residenza inglese.












































































