C’è un posto del Giappone che ho amato particolarmente. Una piccola cittadina piena di colori, silenziosa, cullata dallo sciabordio dell’acqua del fiume e dallo sfrigolio delle foglie che s’ incontrano.  Una realtà assolutamente a  misura d’uomo. Il silenzio del mattino, la sicurezza delle strade di notte, le casette basse in legno e il Miyagawa che scorre indisturbato dividendo la città in due. La zona del mercato che ogni mattina si ripete come una piacevole routine, scandisce la tranquilla vita di Takayama.

Nonostante la confusione che si può creare in queste brevi vie del centro, affollate di negozi, di botteghe di artigiani, musei, case storiche e turisti, è inspiegabilmente facile camminare ascoltando i propri pensieri. Distratta dai dolci profumi del riso caldo, del sesamo e dai timidi sorrisi della gente, mi perdo in questo, per me nuovo, mondo.

Tra i banchi del mercato ci sono degli anziani che intrecciano minuscoli pezzi di carta trasformandoli in perfetti animaletti. Muovono le dita segnate dal tempo con velocità e maestria, quasi a recitare una danza.

Gli abitanti di Takayama sono amichevoli, gioiosi e rispettosi. Non so se sia solo una mia impressione ma sembra che qui la gente abbia un portamento differente, come se il loro modo di camminare fosse più leggero, più arioso più, gentile.

Ho assaggiato uno di quegli spiedini di farina di riso dolce: acciderbola erano veramente ‘immasticabili’, gnummosi, ammapposi, potrei riuscire a inventare tanti altre nuovi termini per descrivere la consistenza del tutto nuova che non ha appagato le mie papille gustative.

Nel cuore della città si trova una casa del periodo Edo nella quale posso percepire tutta la calda atmosfera del Giappone. Lascio le scarpe all’ingresso e passeggio per casa Kusakabe cercando di muovermi lentamente come fanno loro, per non perdermi nemmeno un particolare.

Takayama è famosa anche per le distillerie di sakè. Pago per una degustazione e dopo il secondo assaggio mi rendo conto che non fa proprio per me. Nel dubbio, ne compro comunque una bottiglia, l’etichetta è accattivante e l’anziana signora che mi sorride teneramente cercando di spiegarmi non so cosa in rapidissimo giapponese, mi rende la decisione ancora più semplice.

A Takayama si svolge uno dei festival tradizionali più conosciuti e amati di tutto il Giappone; ha luogo due volte l’anno: per festeggiare l’autunno e la primavera. I carri tradizionali più antichi sono esposti al Kaikan Takayama Yatai e, se avete fortuna, ne potete vedere uno in qualche ‘garage’ nascosto del centro città.

Esistesse il teletrasporto, spingerei il bottone per Takayama ogni volta che mi sento un po’ triste o stressata, tutte le volte che sento il bisogno di perdermi in lunghe passeggiate senza le paure che il nostro mondo ci impone. Quelle volte che, il tempo scorre troppo veloce e ho solo voglia di sentire che, sì è vero passa ma, non fugge!

 

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