Questo palazzo ospita la seconda università più antica d’Italia (quella di Bologna risale al 1188). Durante il primo ventennio del 1200 a Padova iniziarono a riunirsi studenti ed insegnanti provenienti da tutta Europa, spinti dalla libertà religiosa e culturale che questa città offriva.
Una comunità di studiosi sempre più numerosa che ha permesso lo sviluppo accademico ed artistico; è proprio qui tra queste mura che si è compiuta l’evoluzione della medicina moderna, alcune tra le più grandi menti europee hanno discusso le loro teorie, hanno scambiato dati ed opinioni e hanno potuto conoscere ed esplorare il corpo umano come mai prima.
Appese alle pareti del chiostro centrale e dipinte sulle volte del soffitto si trovano gli stemmi dei rettori e dei consiglieri universitari che si sono succeduti anno dopo anno dalla data della fondazione, ne possiamo contare più di 3 mila e ce ne sarebbero potuti essere cento volte tanti, se non fosse stato per il Doge di Venezia che nel 1500, geloso della fama e del prestigio dei rettori, decise di far cessare questa usanza.
É anche vero che con tutto quel peso probabilmente le pareti avrebbero potuto subire dei seri danni strutturali.
“Anche oggi ci sono più di trecento studenti!”
“Sì, arrivano fino giù alle scale, c’è una coda interminabile e probabilmente deve ancora arrivare qualcuno”
“E ora dove li mettiamo tutti sti ragazzi?!”
“Dobbiamo per forza concedere l’aula magna.”
“Giammai! L’aula magna è solo per giurisprudenza!”
“Rettore ma così non tutti riusciranno a seguire. Deve permettere che la lezione di matematica di svolga lì, ne va del nostro prestigio”.
Il rettore è decisamente contrariato. Si guarda intorno alla ricerca della fine della fila di studenti, cammina con un’ andatura altalenante e le mani strette dietro la schiena e ad ogni passo sbuffa furioso.
“Ma poi si può sapere chi diamine è questo insegnante?!”
“Galileo Galilei.”
“E va bene, fai salire tutti nell’aula magna.” Il rettore si allontana e senza neanche voltarsi farfuglia a voce alta: “Ma digli di non dilungarsi troppo!!”
Pare che alle lezioni di Galilei ci fosse sempre il tutto esaurito e che, essendo un ometto piuttosto basso, gli studenti fecero una colletta per costruire un podio dal quale potesse essere visto e ascoltato da tutti i presenti.
Qui a Palazzo Bo si sono discusse le teorie rivoluzionarie, si sono fatte le scoperte anatomiche più importanti e si sono progettati gli strumenti più incredibili: il cannocchiale astronomico, la teoria eliocentrica, le tube di Falloppio, il timpano, il termometro, la circolazione sanguigna polmonare, gli occhiali, sono solo alcune delle cose che hanno visto la luce tra questi banchi ma, nonostante la loro straordinaria importanza, la cosa che attrae maggiormente i visitatori è la possibilità di vedere il famoso teatro anatomico. Costruito nel 1594, è stato il cuore pulsante di questa accademia sino al 1872.
Durante l’anno venivano concessi due cadaveri, uno maschile e uno femminile, rigorosamente non padovani e scelti tra criminali e gente senza Dio. Il corpo veniva preparato nella cucina anatomica adiacente al teatro e successivamente disteso sul tavolo da autopsia posizionato al centro di una struttura su più piani con balconate dalle quali studenti, nobili e cariche istituzionali assistevano a tutte le operazioni. Una piccola orchestra intratteneva gli astanti che riempivano gli spazi sino all’ultimo piano. Non c’erano né finestre né illuminazione e l’aria era particolarmente irrespirabile tanto da causare lo svenimento continuo dei presenti. Una volta conclusasi l’autopsia il corpo veniva riportato nella cucina anatomica. Per circa 15 giorni professore e pubblico si ritrovavano in questa stanza a forma di cono rovesciato poi, quando le lezioni autoptiche potevano dirsi concluse, il corpo veniva fatto bollire per ricavarne uno scheletro pulito che veniva utilizzato per successivi insegnamenti di anatomia.
“La morte ha piacere a soccorrere la vita.” Ciò che si legge prima di fare ingresso in teatro.
All’interno dello shop universitario c’è un libro interessante.
Racconta la vita e le scoperte di alcuni dei più illustri docenti di questa Università elencando anche una serie di curiosità che mai avrei saputo.
Ad esempio: è grazie a Prospero Alpini che il caffè venne introdotto in Italia dall’Egitto, non tanto per i suoi presunti benefici digestivi ma, poiché egli rilevò che i locali dove veniva consumata la bevanda mettevano in luce una fiorente vita sociale.
A Realdo Colombo si deve la scoperta del clitoride. Non della sua esistenza certo, ma della descrizione dettagliata della struttura e della sua funzione.
La peste a Venezia si poteva scongiurare se solo non fosse stato per due medici (Mercuriale e Capodivacca) che, dopo aver visitato dei malati in fin di vita, dissero: “Tranquilli, non c’è nulla di cui preoccuparsi.”
Dopo un paio di settimane le vittime salirono a qualche decina di migliaia. Alla fine, nonostante abbiano avuto un ruolo decisivo per lo sviluppo della pandemia, i due riuscirono comunque a non essere linciati dall’opinione pubblica, anzi, ne uscirono quasi famosi, pubblicando un attento resoconto della malattia e del suo decorso. “Noi non c’entriamo nulla” si giustificarono “Quando abbiamo fatto le visite quella gente non era ancora malata”.
Bella scusa davvero.
Ma si sa, i detti non sbagliano mai…
Veneziani gran signori e padovani gran dottori!
Ah dimenticavo…è qui che il 25 giugno 1678 discusse il suo ultimo esame Elena Lucrezia Cornaro Piscopia. La prima donna laureata al mondo.

























