Non perdiamoci in chiacchiere.

Questo è il sito archeologico più grande d’Europa. I prati verdi che sto attraversando ospitavano la città di Selinunte che venne fondata nel 650 a.C. (anno più anno meno). Sapete cosa significa? Che questi templi hanno visto circa 985.500 albe e tramonti. Come direbbe l’Ingegner Cane: “numeri che fanno girare la testa!”

Devo ammetterlo, mette una certa soggezione questo luogo.

Cammino in silenzio cercando di non dare ascolto a nessun rumore, nemmeno al canto del mare e, giunta al cospetto del primo tempio, ne resto affascinata.

Pensare che oggigiorno costruiamo case che hanno bisogno di continui restauri ed opere di manutenzione per non cadere a pezzi. Avete presente il film ‘La morte ti fa bella‘? Meryl Streep e Goldie Hawn pur di non invecchiare finiscono per comprare i loro prodotti di bellezza non da Sephora, ma da Ugo il ferramenta alla “Bottega della sega” (della serie: sorridi e arrivi in cassa con due cazzuole e 5 kg di stucco).

Questo tempio invece è un po’ il Bruce Willis de’ noantri, non si è preoccupato affatto dei segni del tempo, dei cocenti raggi del sole, della pioggia battente, dei terremoti, della salsedine portata dal vento e sopratutto, è riuscito a resistere persino all’uomo.

Avrà pur avuto un nome questo costruttore dell’antichità che è riuscito a realizzare un’opera tanto bella quanto longeva. Come si sarà mai potuto chiamare? Enzo? Ecco, diciamo Enzo…

Me lo vedo già il signor Enzo, capo mastro del 651 a.C., con la tunica bianca e i progetti arrotolati sotto il braccio a mo’ di baguette, camminare frenetico in su e in giù per il cantiere ad impartire ordini e a controllare l’andamento dei lavori. C’è un gran frastuono, tra il mercato vicino e gli operai che urlano e sbuffano per i faticosi sforzi fisici.  Una nube di finissimi detriti aleggia sulle teste dei passanti, non si vede ad un metro di distanza.  Le funi intrecciate stridono per la tensione sotto il gravoso peso dei blocchi in pietra. Carri e carrucole, il sudore delle fronti che si impasta con la polvere e le voci dei passanti che si sovrappongono a quelle dei lavoratori. E in mezzo a tutta questa confusione, Enzo grida: “Allora?! Si può sapere dove avete appoggiato il frontone? Le antefisse sono pronte?! Oooh! Fate attenzione all’allineamento! Non vedete che quel capitello non è centrato?!”

E dopo duemila settecento anni arrivo io, in pantaloni t-shirt e occhiali da sole e faccio foto a raffica con il mio cellulare. Si può immaginare qualcosa di più assurdo?! E’ difficile anche per la mia fervida immaginazione…cosa potrebbe accadere tra tremila anni di altrettanto impensabile e irragionevole?

Vabbè torniamo alle cose serie. Visitare il parco archeologico nel tardo pomeriggio crea la giusta atmosfera. Il sole, già basso, si nasconde dietro il colonnato creando dei fasci di luce che rendono ancora più magico questo scenario.

L’architettura si trasforma in poesia per gli occhi e per la mente, in che altro modo potrebbe essere definita la bellezza?

C’è poco da aggiungere se non…grazie Enzo! Senza di te tutta questo splendore non sarebbe mai esistito.

 

 

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