Immaginando di essere Fabio De Luigi che imita Carlo Lucarelli inizierei il racconto più o meno in questo modo…prego regia, occhio di bue e sigla….

Un’antica villa romana….

Un facoltoso cardinale che da Ferrara si sposta a Roma….

(porto le mani tese davanti al petto e faccio tamburellare tra loro i  polpastrelli)

Sarà arrivato a piedi? Avrà preso una carrozza o…. avrà scelto una portantina?

Nessuno può dirlo ma è a questo punto che la storia si complica…

Siamo intorno alla metà del 1500 e l’architetto Pirro Ligorio inizia a progettare quest’incredibile dimora. Purtroppo però molte cose andranno storte…

I lavori proseguiranno fino alle 15.51 del 12 settembre del 1572…o era il 19 settembre?

Difficile ricostruire con esattezza il momento.

Ma torniamo al nostro cardinale Ippolito d’Este lo avevamo lasciato a Tivoli in balia della confusione del trasloco, tra muratori,  giardinieri e una numerosa squadra di idraulici.

Ed è qui che la realtà, come spesso accade, può diventare una zona di puro terrore perchè, a soli tre mesi dall’inaugurazione della sua sfarzosa villa, egli morirà.

…Coincidenze? No non credo…

(Sguardo fisso in telecamera)

“Paura eh?!”

Beh, ad onor del vero devo dirlo: qui nulla fa paura. Uno tra i giardini più eleganti che ho avuto il piacere di visitare. Passeggiare lungo i sentieri di questo parco tra l’incessante scroscio delle fontane ed il profumo degli alberi secolari è stata una pura rivelazione. Le tre grandi vasche (peschiere) con la loro acqua color smeraldo sono il fulcro di questo esteso giardino. Dal terrazzo della villa si può ammirare il parco nella sua interezza e le lunghe scalinate in pietra condurranno alle diverse zone del giardino ognuna delle quali arricchita da statue, fontane o piccoli sentieri. Un progetto ambizioso e armonico che conferisce a questa villa un fascino unico (non a caso è uno dei siti patrimonio UNESCO).

La potenza idrica che alimenta i giochi d’acqua del giardino (si possono trovare circa 50 fontane, più di 200 cascate e altrettanti zampilli) proviene dal fiume Aniene che fornisce poco più di 300 litri al secondo.

Ed è qui che, imboccando il viale delle cento fontane mi è sembrato di essere nel tempio indonesiano di Tirta Empul. Sarà stata la luce radente, la simmetria delle cascate, l’eleganza dei rampicanti che sfioravano i volti in pietra, fatto sta che mi è sembrato di sentire una vocina nella testa che continuava a ripetere “buttati, buttati, buttati”.

Considerando l’esiguo spazio, avrei giusto potuto fare due bracciate a stile libero, ma visto che non sono la Pellegrini, sarei sicuramente riuscita ad affogare prima della decima fontana.

Procedo quindi come tutte le persone che hanno buon senso: a piedi.

Arrivo al cospetto della Fontana della Natura simbolo di fecondità e abbondanza. Senza naso e senza un braccio ma con quattordici seni e una gonna piena di piccoli montoni (almeno a me sembrano montoni) degna della passerella di una sfilata d’alta moda. Me la immaginavo un po’ diversa la Natura, ma poi noto delle ghiande intorno al collo e penso “ha proprio del buon gusto!”

Mi guardo indietro prima di guadagnare l’uscita. Il sole sta tramontando illuminando l’intera facciata della villa. Al suo interno i raggi staranno sicuramente colpendo i brillanti colori degli affreschi rendendo gli ambienti ancora più signorili.

Alla fine mi dispiace per Ippolito, tanto tribolare per un cantiere che sembrava non finire mai e poi, sarà riuscito a passeggiare nel suo giardino si e no qualche settimana.

Caro Cardinale il suo progetto era grandioso e avanguardista ma ogni tanto bisogna anche ricordare che chi ha meno, ha di più.

 

 

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