A Brighton ci sono due lungomare: uno alto ed uno basso. Sulla sede stradale infatti, un ampio marciapiede concede la vista dall’alto della spiaggia e di tutta la costa che collega la città con gli altri centri urbani mentre, al livello più basso rispetto alla strada, si trova un ampio camminamento che, parallelo alla spiaggia, permette di sedere ai tavolini di piccoli chioschi, ristoranti, locali che servono cocktail anche dopo il tramonto e si può accedere a negozi di souvenir, cabine per cambiarsi e servizi igienici.

Tra tutte le strutture ubicate in strutture scavate al di sotto della strada, s’incontra anche questo piccolo museo ad ingresso libero. É allestito in maniera elegante e ricco di cimeli che ricordano le antiche tradizioni dei pescatori di questa città. Reti da pesca che scendono dal soffitto a volta, impermeabili gialli, modellini di barche, una piccola imbarcazione a vela in legno, lucida e dai colori brillanti e molte foto in bianco e nero (a me piacciono particolarmente) che ritraggono volti di pescatori segnati dal vento e dal tempo, il vecchio molo Pier alla fine del 1800, gare di nuoto e altre competizioni storiche e le lunga file di banchi appartenenti al mercato che veniva allestito il secolo scorso proprio davanti al mare.

Certo che avevamo proprio un sacco di tradizioni e nel passato si lavorava duramente. Immagino tra cento anni un museo del genere allestito per descrivere la società nella quale stiamo vivendo ora. Sarebbero stanze piene di teche in vetro con esposti centinaia di smartphone e computer, pannelli che spiegano le applicazioni più in voga nel corso dei decenni ed una lunga fila di foto che ritraggono volti tristi, stralunati e pieni di plastica e botulino.  Fortunatamente non dovrò mai vedere un luogo così triste.

 

 

 

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