A Firenze durante la Seconda Guerra mondiale, se non si aveva a disposizione un rifugio privato o un luogo sicuro in cui nascondersi durante gli attacchi aerei, si poteva correre all’interno di un rifugio pubblico. Ce ne erano circa quaranta solo nella zona centrale e di Oltrarno e potevano ospitare tra le 350 e le 2000 persone. Molti di questi luoghi erano sotterranei di chiese o di scuole, altri dei sottopassaggi pedonali, c’erano anche cantine molto ampie di grandi palazzi storici oppure luoghi costruiti proprio con la funzione di rifugio antiaereo come questa galleria di Via della Fornace 41.

Un tunnel lungo appena 33 metri ristrutturato e riqualificato da Archea Associati ed allestito con sedici schermi sui quali vengono proiettate foto e video per un’esperienza immersiva.

Siamo a due passi da Ponte Vecchio, la facciata in mattoni posizionati a raggiera invoglia ad entrare e, una volta superato l’ingresso, si potrà ammirare la volta della struttura completamente rivestita da piccole mattonelle iridescenti che conferiscono all’ambiente quel tocco retrò che ben si confà ad un progetto che vuole creare il connubio perfetto tra arte e tecnologia.

Il Rifugio Digitale è sempre in continua trasformazione, nella sua pancia infatti, si susseguono un’artista dietro l’altro; questo  ricambio perenne di espositori permette una fruizione dinamica dell’arte, concedendo così ai visitatori che passano di qui, di avere sempre qualcosa di nuovo di cui stupirsi ed appassionarsi.

L’ingresso è gratuito, io l’ho visitato tempo fa, in mostra c’era il fotografo Piero Percoco.

 

 

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