Che poi… fai un sacco di strada attraverso vigneti e scivoli su un tragitto che ogni tanto si piega come le cannucce dei succhi di frutta, fino a che non arrivi a Vigoleno e lì, trovi un posto che non ti aspettavi.
Uno dei borghi più piccoli visitati sino ad ora, il castello è il suo punto di forza, spicca subito per il suo camminamento e i passaggi bianchi di nuova fabbricazione che uniscono la torre e il palazzo adiacente.
Le stanze del castello, adesso parte integrante di un lussuoso albergo, sono così sontuose che sembra di passeggiare nelle camere private di una famiglia reale francese.
Oltre a passaggi segreti in disuso e grandi ritratti di proprietari dall’aria severa, ecco che vengono aperte le porte di uno dei luoghi più incantevoli e strani che ci si possa aspettare di trovare accanto ai divani di un salotto: il teatro più piccolo d’Europa. Il sol pensiero che ne possa esistere uno ancora più piccino mi fa sorridere. Probabilmente sarà adibito a duetti o soliloqui.
Solo dodici posti a sedere, sei a destra e sei a sinistra. Su questo ristretto palcoscenico si sono esibiti artisti e ballerine di prim’ordine ma, purtroppo, la memoria inizia a fare cilecca e nonostante la guida li abbia nominati più volte, non ricordo proprio chi fossero, un buon motivo per venire qui a scoprirlo di persona.
Vigoleno nasconde altre particolarità interessanti ad esempio: il Museo degli Orsanti. Quattro sale adibite alla raccolta di oggettistica, costumi, strumenti musicali e antiche locandine dei girovaghi dello scorso secolo. Uomini e donne che di paese in paese presentavano spettacoli di musica e balli nei quali i protagonisti erano orsi, scimmie e altri piccoli animali ammaestrati. Un bel po’ triste, ma gli spettacoli itineranti di questo genere il più delle volte erano lo svago di molti nelle piazze di diversi paesi. Avrei preferito parlare di questa strana collezione dedicandogli un intero articolo ma, non si potevano fare foto all’interno perciò…ecco a voi il secondo motivo per venire in questo borgo: visitare il piccolo museo. D’altro canto, come disse Orson Welles: “Privare al magia del suo mistero, sarebbe assurdo come togliere il suono alla musica.”
Faccio un giro tra le casette del borgo fingendomi una moderna castellana, una di quelle che fa foto agli angoli delle abitazioni, ai lampioni in ferro battuto, alle panchine tarlate della piccola cappella e ai calici di vino serviti ai tavolini esterni del ristorante.
Se per qualche minuto vuoi provare la stessa piacevole sensazione di smarrimento temporale, eccoti servito un pomeriggio delizioso fatto di buon cibo, storia, arte e paesaggi naturali distensivi.














































