Il MAF è il Museo Archeologico Nazionale, perché caspita non si chiami MAN è una cosa alla quale non so dare una spiegazione logica. I più furbi della classe con quelle vocine da saccenti che danno più fastidio di un concerto di unghie che graffiano una lavagna diranno sicuramente:  “Facile! Perché l’è di Firenze”. E allora avrebbe dovuto chiamarsi MANF anzi, MANdF.

E vabbè, mi perdo quotidianamente in dilemmi che, più che veri e propri arcani, son cagate.

La prima sala del secondo piano di questo incredibile museo, ospita una dozzina di grandi armadi stile dispensa, all’interno dei quali sono disposte decine e decine di piccole statuette. Sono bronzetti votivi risalenti al periodo compreso tra il VII al II sec. a. C.. Il fatto di essere arrivate sino a noi ha dell’incredibile, le osservo una dopo l’altra riconoscendo qualche figura qua e là come ad esempio: dei guerrieri, la Dea Minerva con l’elmo o il Dio Hercle con la clava.

Poi…su uno degli ultimi ripiani trovo loro… piccole statuette che probabilmente hanno le sembianze dei devoti che andavano a chiedere grazie, favori o semplicemente rendevano omaggio alle divinità. Inutile dire che proprio loro diventano la parte più divertente di tutta la sala.

“Carità! Fate la carità! Avete due spiccioli per caso?”

“Abbella nun ce provà! Non c’ho un centesimo! Pure io sto qui da stamattina e non ho raccattato un cazzo.”

“Brutta giornata eh?”

“Tremenda. Ho provato a fare il giro della piazza ma oggi sono tutti schivi,  e poi corrono come matti, non son riuscito a fermare nessuno e te?”

“Io son stata seduta un paio d’ore fuori dal tempio ma non si è fermato nessuno.”

“Come ti chiami?”

“Clotilde. E tu?”

“Samuele.”

“Piacere.”

“Piacere.”

“Buongiorno. Che bei ragazzi…” Una signora s’intromette nella conversazione parandoglisi davanti. “…Che per caso avete qualcosa?”

“Eccone n’artra! Vedi d’anna’ via che questa è zona nostra!”

I due fanno un cenno con la testa ed un occhiolino appena abbozzato in segno d’intesa per poter mantenere l’esclusiva sulla zona. “Hai capito che devi smammare?”   Aggiunge con rabbia Clotilde.

L’anziana, che di problemi non vuole sentire nemmeno la puzza, si allontana senza batter ciglio.

“Dai Samuele riprendiamo altrimenti oggi non mangeremo nulla.”

“Carità! Fate la carità!”

“Ehi lei! Ha una moneta per comprare da mangiare?”

“No giovane guarda! Non ho manco un centesimo.”

“Clotilde guarda quello laggiù vestito tutto elegante! Corrigli incontro che è appena uscito dal tempio…dai corri!”

“Carità! Fate la carità! Mi scusi brav’uomo, avrebbe mica qualcosa da lasciarmi?”

“Non intiendo.”

“Ha qualche moneta?!” Alza il tono della voce e scandisce bene ogni parola mentre gli si avvicina con fare insistente.

“Perfavore si allontani, mi son di Genova, non voglio niente grassie!”

Samuele la raggiunge correndo tutto speranzoso:  “Eh allora? quanto ti ha dato quello là?”

“Un bel nulla! Ecco cosa mi ha dato!”

“Maledetto braccine corte! Spero che i gabbiani ti caghino sulle vele della barca!”

“Dai non ti arrabbiare Samuele guarda! Fermiamo quelli laggiù!”

“Bella idea!”

La prende per mano trascinandola a corsa verso un gruppo di giovani.

“Ragazzi avete qualcosa da lasciarci?”

“Io non ho nulla.”

“Manco io.”

“A me non t’ avvicinare nemmeno che un c’ho uno per far due.”

 

 

Clotilde e Samuele riprendono fiato e, mentre quei giovani passano, lentamente, con le mani in tasca, gli occhi bassi e l’andatura altalenante di chi sa a mala pena reggersi in piedi, a loro non rimane che continuare a stringersi la mano.

“Fannulloni buoni a nulla!”

“Oh Samuele ma cosa gridi? Ormai sono lontani. Possibile che t’arrabbi sempre? Che dici? Ti va di andare al porto? Quelli che attraccano a quest’ora buttano sempre via qualche cosa di buono.”

“Va bene ci sto! Andiamo!”

Camminano uno vicino all’altra e ogni tre o quattro passi girano lo sguardo per sorridersi.

“Ti va se facciamo coppia fissa? In fondo fare squadra non sarebbe una cattiva idea, possiamo avere più possibilità in due.”

“Ci sto!”

I due felici si avvicinano di qualche centimetro fin tanto che adesso, ad ogni passo, le loro spalle quasi si sfiorano.

 

Dal quel giorno resteranno per sempre insieme.

Del resto la vita è proprio così, un colpo di fortuna, un’incontro inaspettato, un patto di complicità …perchè… quando hai tutto non ti basta e, quando non hai nulla, ti basta ciò che hai.

 

 

 

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