La luna illumina i giardini trasformando tutte le sfumature di verde in ombre sinuose, tutto è immobile, persino l’acqua del Cher che scorre sotto gli archi bianchi. Il cielo nelle notti estive diventa scuro molto lentamente concedendo a tutti quelli che, come me, camminano guardando all’insù, un’ infinita gamma di azzurri, celesti, turchesi e blu.
C’è una breve strada sterrata che dal paesino conduce al castello, man mano che ci si avvicina al palazzo, la musica classica riecheggia nell’aria con maggior vigore mischiandosi al dolce profumi dei fiori.
Arrivo troppo tardi, il portone ormai è chiuso e gli arbusti del giardino sono punteggiati da led gialli a simular il brillio delle lucciole. Vabbè poco male, la notte è così bella che una passeggiata nel parco tra gli alti alberi che costeggiano le sponde del fiume è l’ideale.
Mi allontano per immortalare il riflesso sull’acqua, mi nascondo dietro le basse siepi per fotografare l’altra sponda invasa da un fitto bosco, scendo le scalette che portano al piccolo attracco per vedere la torre dal basso…come lo guardi lo guardi questo castello è proprio un luogo magico e probabilmente sarà per questo che nel 1500 avrebbero fatto di tutto pur di averlo.
Madame Diana di Poitiers, ad esempio, ne sapeva qualcosa.
La signora di Poitiers era l’amante di Enrico II Re di Francia e ricevette in dono la splendida dimora grazie alle sue doti da seduttrice. Una storia trita e ritrita che centinaia di filmucoli da quattro soldi hanno portato sul piccolo e grande schermo, nonostante ciò, ci si stupisce ancora a sentir storie di appartamenti acquistati per avvenenti escort o loft arredati per giovani amanti, donne furbe che pretendono automobili nuove o affitti a quattro zeri da anziani rincoglioniti. La cara Diana fu una delle prime ad averci capito tutto della vita! Così, nel 1551 divenne duchessa ed unica proprietaria di questa splendida reggia acquistando non solo agiatezza ma anche prestigio. Fu proprio grazie al lei che venne eretto (non ridete) il ponte sul fiume che porta al castello e per sua volontà vennero anche disegnati e realizzati i giardini sotto la torre.
Purtroppo la bella vita finisce sempre alla morte del “benefattore” e così, alla scomparsa del Re la giovane vedova, niente po’ po’ di meno che Caterina de’ Medici, disse a Diana di fare le valige e andarsene affanc…. (noooo! ahahah! A quanto pare i reali sono meno terra terra di noi comuni mortali dal sangue color porpora infatti…)… disse a Diana di farsi le valige e andarsene in un altro castello perché questo lo voleva lei.
E dopo più di cinquecento anni io mi ritrovo qui sotto la luna, in una silenziosa notte d’estate e tra una foto e l’altra penso: cosa accidenti hanno lottato a fare le donne del passato per uno stupido diritto al voto che tanto non decidiamo mai nulla, cosa hanno incendiato a fare i reggiseni in piazza per ottenere un posto nel mercato del lavoro per poi ritrovarsi logorate dagli impegni e sottopagate, cosa diamine è venuto in mente a quelle signore che volevano indossare i pantaloni invece della gonna e sciupare la pelle dietro chili di trucco ancheggiando su tacchi che paiono trampoli…tutta fatica sprecata per ottenere cosa? Doppie fatiche e la metà delle soddisfazioni.
Il problema è che non ci hanno insegnato a studiare per bene, la storia ad esempio non va solo letta, va capita, perché si sa… dal passato c’è sempre da imparare.
In questo caso cosa abbiamo appreso?
Che era facile essere regine, bastava darla via.
































