Un pianto e un lamento.

Come per la ceretta all’inguine.

L’ingresso in questo museo mi è costato così tanto che, prima di appoggiare il bancomat sul lettore, l’ho ringraziato per il servizio reso come si fa con i soldati che stanno andando al fronte.

Il costo spropositato è dovuto al fatto che l’unico biglietto in vendita è l’abbonamento annuale.

Il museo è allestito su due piani e al suo interno si trovano i mezzi di trasporto londinesi che hanno percorso le strade cittadine dal 1800 ad oggi: portantine, omnibus, carrozze con cavalli, autobus e vagoni della metropolitana. Non sono proprio un appassionata di diligenze, calessi e motori, ma ammetto che la mostra è incredibilmente interessante. Ripercorre la storia del piano urbanistico di Londra mostrando le foto dei primi scavi per la costruzione delle gallerie pedonali che passavano sotto al Tamigi, dei primi ascensori sotterranei e delle lunghe scale mobili.

Mi siedo sulle vecchie panchine rivestite di velluto in uno dei vagoni in legno originali del 1800, epoca durante la quale viaggiare era già un lusso. Per la sicurezza delle donne, furono allestiti vagoni dedicati, in modo da far spostare le quote rosa senza l’ansia di approcci insistenti.

I finestrini si potevano abbassare, i controllori avevano una divisa elegantissima e i biglietti erano di carta con rettangolare con gli angoli tagliati e dei colori allegri.

In una teca al primo piano sono racchiusi centinaia di oggetti dimenticati all’interno della metro. Pare che negli anni Cinquanta ne venivano raccolti ogni anno circa 350.000, mentre negli ultimi anni il numero è sceso a poco meno di 150.000. Il cartello sotto la teca domanda “saremo diventati meno onesti?”

Peccato non aver avuto un pennarello in tasca per cancellare quel punto interrogativo e togliere ogni dubbio. Tra la confusione noto delle chiavi, peluche, piccoli giocattoli per bambini, palline con sonaglio per animali, felpe, penne, calcolatrici, pettini, cd, cappelli, mappe della città, ombrelli, insomma un tripudio di roba inutile che Dio solo sa perché diamine continuiamo ancora a produrla.

Chissà se esiste ancora l’ufficio oggetti smarriti, probabilmente adesso le ‘cose’ perdono il loro padrone e ne acquistino uno nuovo così velocemente da non accorgersi nemmeno di essere stati da sole per un po’.

Immaginiamo per un istante un ragazzo che trova un guanto a terra sulla metropolitana e che decida di raccoglierlo e consegnarlo al primo addetto della stazione metro. Quante possibilità ci sono che lo stesso ragazzo venga deriso, insultato o ignorato? E se anche l’operatore dovesse prendere in consegna il guanto…verrebbe cestinato in più, o meno di sei secondi?

Troppe domande tutte insieme, la verità è che a guardarsi indietro ci si rende conto che il mondo ha progredito sì, ma in peggio, sotto quasi tutti i punti di vista. Persino le pubblicità erano più raffinate ed ingegnose, gli appendi mano in metropolitana ad esempio, erano a forma di lattine, deodoranti o bottiglie; i pannelli sopra le sedute invece rappresentavano per lo più vignette esilaranti e scenette simpatiche, e non culi tette e slogan per cerebrolesi.

Visto che dai mezzi di trasporto sono scivolata nell’abisso del ‘consumismo a tutti i costi’, ecco che giungo al pian terreno dove per gli amanti delle linee londinesi, ci sono pigiami, borse ed indumenti vari cuciti con le fantasie delle sedute dei treni. Mi avvicino ai bellissimi calzini coi colori delle varie linee della Tube, controllo il prezzo e mi domando “saranno in abbonamento annuale anche loro?”

 

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