Aperto nel 1839 e successivamente ampliato negli anni Cinquanta dello stesso secolo, Highgate è il cimitero monumentale a Nord di Londra.

Se vi state domandando: perché mai visitare un cimitero?, posso dirvi che questi luoghi sono diventati un’attrazione (anche piuttosto gettonata) da quando personaggi di spicco sono venuti a “risiedervi”. E poi diciamolo: basta con questo vecchio retaggio culturale che ci rimane aggrappato come un gatto al maglione di lana. Il campo santo non è un luogo triste. Ci sono paesi del mondo in cui ci si reca nel tempo libero per trovare un po’ di ‘pace’ e leggere un buon libro; in alcune città del Nord Europa ci portano i bambini per un picnic ed una partita a pallone perchè i prati tra una lapide e l’altra sono sempre ben curati e privi di pericoli; ci si ferma nelle giornate assolate per trovare refrigerio sotto gli alberi secolari e, (qui lo dico e qui lo nego) sono anche una salvezza in quei centri urbani più piccoli e sperduti, al suo interno infatti ci si può sempre trovare acqua fresca, un bagno e il parcheggio gratuito. In altre parti del mondo nei cimiteri (è incredibile lo so!) ci vivono!, sì, proprio sopra le cappelle che ospitano le bare. Ci sono storie tremendamente interessanti sull’uso non convenzionale del campo santo in giro per il mondo, e vale sempre la pena confrontarsi con queste strane realtà.  (Se siete curiosi vi consiglio di leggere cosa vi racconta Claudia Vannucci nel suo libro Cemetery Safari ).

Londra, tra i tanti utilizzi inconsueti che ne poteva fare, opta per la scelta più sobria ed apre le porte del grande cimitero monumentale vittoriano al pubblico pagante. É una giornata piuttosto piacevole, sono a piedi e, per arrivare all’ingresso del campo santo, attraverso il parco di Waterlow costeggiando i suoi specchi d’acqua ed i giochi per bambini che spuntano da un cumulo di bionda sabbia. Il cimitero è diviso in due parti da una strada, c’è il lato occidentale ed i lato orientale e con un unico biglietto d’ingresso è possibile visitarli entrambe. Fa davvero strano dover pagar per entrare a visitare delle tombe, d’altro canto siamo nel 2024 il periodo in cui le idiozie proliferano più dei funghi dopo una bell’acquazzone autunnale, perciò c’è poco da stupirsi.

Cammino per il viale centrale con la mappa in mano, alla ricerca delle lapidi dei personaggi noti, anche se a dire il vero leggendo il lungo elenco, riesco a riconoscerne quattro o cinque non di più. Non voglio però essere maleducata perciò rivolgo un sorriso a tutte quelle lapidi inclinate verso il terreno, quelle divorate dalle radici scure dei rampicanti e quelle le cui incisioni sono state cancellate dal tempo. Ci sono blocchi di pietra parzialmente infossati e altri spezzati in due o più parti che si mischiano alla vegetazione rigogliosa. Il verde degli arbusti e delle foglie ha una tonalità cupa, forse per rispettare in qualche modo il luogo in cui prosperano. Vedo una volpe. Mi stupisco della sua flemma nell’attraversare indisturbata il vialetto. Resto sconcertata da cotanta bellezza, ha una coda gigante e particolarmente voluminosa, appare così soffice che vorrei accarezzarla. Continuo a camminare, per ora nessuno di mia conoscenza. Uccellini si posano qua e là allietando con il loro cand. Altri turisti si fermano ad ogni bivio per controllare la cartina e decidere quale strada prendere. Arrivo quindi al cospetto dell’enorme testone di Karl Marx.

Ci sono alcuni stranieri che si fanno i selfie, ma senza ridere, anzi, quasi con un’aria triste e sommessa. Lasciano dei peluche a terra e delle lettere. (Avrei pagato un altro biglietto se solo mi fosse stato concesso di poter aprire quelle buste per leggerne il contenuto!) Passo oltre. Il tour del cimitero continua, la cosa che più mi colpisce sono le tombe degli scrittori, hanno decine di penne conficcate nella terra lasciate come omaggio da lettori appassionati delle loro opere. Mi spiace non avere con me una biro da lasciare a Douglas Adams.

Il viale egizio è parecchio suggestivo. Colonne che introducono ad un passaggio che pare un set cinematografico. Rampicanti che in maniera disordinata fagocitano l’intera struttura creando quell’alone di trasandatezza e mistero che si addicono parecchio ad un cimitero. Attraverso il vialetto sormontato da archi con un  passo più spedito e mi lascio presto alle spalle quelle buie stanze protette da cancelli inclinati ed arrugginiti.

Questo luogo ha del macabro e del poetico, elegante e decadente. Spaventa e rassicura nel contempo. Tra le centosettantamila persone sepolte, ci sono la moglie ed i familiari di Charles Dickens, il cantante George Michael (solo i veri fans potranno riconoscere la sua tomba), George Eliot e Adam Worth. A dire il vero ci sono molti più nomi famosi di quanti ne stai elencando ma, in fondo, non siamo tutti un po’ celebri e tutti un po’ nullità? Tra questi nomi, talvolta illeggibili, ci saranno state persone sicuramente meno conosciute (a noi), ma che avevano un gran valore in vita, ne sono certa. Non c’è niente di pericoloso nella morte, è un passaggio inevitabile tanto quanto lo è la vita, per questo trovo che passeggiare nei cimiteri sia un’attività del tutto normale, come fare un giro all’interno di un centro commerciale, ma con meno folla, maleducazione e luci al neon.

Come scriveva Schopenhauer:  “Non v’è rimedio per la nascita e la morte, salvo godersi l’intervallo.”

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