Se siete devoti a Maria (la Vergine intendo) questo è il santuario a lei dedicato più importante di Firenze.
La chiesa dall’aspetto spoglio racchiude in sé decorazioni rigonfie di oro e argento, soffitti a cassettoni che sembrano usciti dalla scatola di Lego Delux, colonne adornate da girigogoli e due file di cappelle in successione nelle navate laterali. La cosa più particolare e magnificente è però vicino la porta d’ingresso, sulla sinistra: é la cappella della Santissima Annunziata ed è anche la parte più antica della chiesa.
Vengo distratta dal fattore umano e non presto la dovuta attenzione a quello che è forse uno degli elementi più conosciuti e ammirati in questo luogo e cioè: il dipinto della Vergine. Pare che Michelangelo Buonarroti parlando di quest’opera disse : ‘Quivi non è arte di pennelli, onde sia stato fatto il volto della Vergine, ma cosa divina veramente’.
Mi dispiace non aver notato cotanta bellezza ma mi son lasciata sopraffare da ricordi di un viaggio passato, in Russia precisamente, dove son tutti molto devoti e riescono a fare file lunghissime anche di ore e ore per poter inginocchiarsi davanti ad un icona sacra. Ho visto serpenti di gente lunghi decine di metri, donne con la testa coperta e lo sguardo basso, uomini con le mani incrociate e le braccia distese davanti al corpo un po’ ricurvo per l’estenuante attesa. E poi li ho osservati al momento del loro turno, nemmeno il tempo di riposar la schiena per qualche minuto, non c’è tempo, veloci dritti al punto spediti come saette. La fila dietro non scalpita ma c’è e non è ammesso perdersi in chiacchiere. Qualcuno si avvantaggia iniziando a pregare quando mancano ancora un paio di persone, altri finiscono il discorso mentre si alzano e si allontanano per lasciare il posto a chi c’è dietro. Quelle bocche che muovevano veloci emettendo solo qualche sibilo a me incomprensibile.
Lo stesso qui. Tra la confusione dei turisti, la voce del prete che impartiva lezioni, monete che scivolano in cassette di ferro apparentemente vuote e candele dalla fiamma schioppettante, si sentono comunque piccole parti di parole scappate fuori da bocche non troppo serrate che si muovono rapide. Una cosa all’apparenza tanto intima fatta però in un luogo così affollato e nel minor tempo possibile. Non sono mai riuscita a capirne il senso.
Torno a guardare il soffitto dorato con tutte le sue geometrie, la luce filtra da fuori e ne scava le profondità.
-Certo che anche il pavimento è niente male- dico tra me e me, -togliendo le sedie ci si potrebbe pattinare a natale, come fanno davanti al Rockefeller Center di New York.-
-L’idea non è niente male- aggiungo compiaciuta, poi alzo gli occhi e li strizzo un po’ come a congratularmi per l’ arguta trovata e, inclinando un po’ la testa concludo -e poi, se uno dovesse cadere e farsi male, sarebbe già nel posto giusto per chiedere una grazia.-
Sorrido sorniona -Che sottile stratega.-

























