Un museo particolare, strano, diverso.
L’eccesso e l’eleganza si fondono con la bruttura delle scritte murarie e del disordine. Vengono fuori degli ambienti diversi e tutti unici e stravaganti all’interno dei quali i prodotti Gucci sono protagonisti; si sentono i profumi nell’aria, i video trasmettono immagini in sequenza e i colori si fondono tra loro creando sinergie finora inesplorate.
C’era bisogno di un museo così? Direi di no ma, è così particolare che non mi dispiace affatto percorrerlo stanza dopo stanza. Gli specchi sul soffitto e sul pavimento della sala delle collezioni sono meglio del luna park, sembra di entrare in un ambiente senza spazio nel quale sei sospesa tra un mondo che si sviluppa in alto sopra la tua testa e uno che scende agli inferi.
Centinaia di sneakers una più eccentrica dell’altra, la sobrietà è solo un’opinione e certe volte bastano due lettere per ribaltare la percezione del bello.
Due piani all’insegna del bizzarro e della moda, per un percorso museale che dura troppo poco. Eh sì… perché alla fine ti diverti, sei curioso, torni bambino per qualche secondo e, non vedi l’ora di cambiare stanza per vedere cos’altro si sono inventati.
Oltre al museo c’è il ristorante (Osteria da Massimo Bottura, lo chef con tre stelle Michelin), la Boutique dai mille colori, ricami e tessuti ed una libreria con testi ed edizioni molto belle.
Quello che distingue questo atelier dagli altri punti vendita sta nell’esclusività di alcuni profumi e prodotti che si possono acquistare solo qui all’interno del bel palazzo della Mercanzia di Piazza della Repubblica.
Una mostra dal nome Archetypes non poteva che essere unica e sfacciata e mentre scendo le scale in pietra mi chiedo: ma delle dodici figure individuate da Carl Gustav Jung io, quale potrei essere?











































