IL CANADA ORIENTALE
Perché scelsi il Canada? Probabilmente perché nel mio immaginario era una terra facile da girare da sola, sicura e sopratutto ospitale. La immaginavo ordinata e pulita, con molto verde e città tutte da scoprire.
Così è stato.
Un viaggio così lungo e ricco di luoghi, non lo nascondo, rivedendo le foto per poter fare la selezione delle migliori (o delle meno peggio) per voi, mi sono trovata a volte a dire:
“e qui dove cazzo ero?! Manco mi ricordavo di esserci stata!”
Non vi è mai capitato? Di fare quei viaggi talmente lunghi all’interno dei quali comprimi tante di quelle cose per non perdertene nemmeno una, per poi arrivare alla fine stanca col sorriso da ebete e la mente ubriaca e lacunosa? Ecco così è stato per me il Canada.
Questa volta a condividere l’esperienza di viaggio avevo un ospite d’eccezione, rullo di tamburi… mio papà!
“Papà vado in Canada”
“Brava”
“Vuoi venire con me?”
“Ma che sei matta?”
“Dai ci divertiamo!”
“Non ci penso nemmeno”
Dopo poco più di un mese aveva il passaporto in mano e stava sorridendo al controllore aeroportuale, con la macchina fotografica al collo e gli occhi stanchi di chi ha dormito quattro ore perché la figlia ha prenotato un volo con partenza alle sei del mattino.

Dopo un lungo viaggio, stretti in quelle poltroncine che non ti danno possibilità di movimento, della serie “scastratemi quando siamo arrivati”, atterriamo all’aeroporto di Halifax in Nuova Scozia. Ritiriamo le chiavi della macchina a noleggio che avevo prenotato e andiamo nel parcheggio sotterraneo per cercarla.
Come quei pirla che escono dal supermercato e non ricordano più dove hanno parcheggiato, mi ritrovo a schiacciare per aria il pulsante dell’apertura automatica, tendendo il braccio prima verso destra e poi verso sinistra.
Dopo qualche minuto di snervante ricerca, si accendono le luci gialle di un macchinone che sembra uscito da un film hollywoodiano.
Io ero felicissima, avevo scelto un piccolo fuori strada e invece mi avevano dato un vero bolide, mio padre, che intanto trascinava con movenze da zombie il pesante trolley, non era dello stesso avviso infatti nel vederlo esclamò:
“Ma sei matta! Chissà quanto consuma sta macchina!”
Sistemati i bagagli ci mettiamo a sedere e lui mi dice “dai forza andiamo” e per tutta risposta io rido come una alla quale stanno facendo il solletico “dove cazzo andiamo se non so nemmeno dove siamo?! Mica ci sono già stata ieri che mi ricordo la strada! Dammi il tempo di mettere il navigatore!”
Diciamo che il viaggio è iniziato alla grande.
Abbiamo guidato attraverso la Nuova scozia, l’isola del Principe Edoardo, il New Brunswick, il Quebec, le mille isole e l’Ontario, seguendo un percorso di visite che avevo già pianificato a casa e deviando quasi quotidianamente alla scoperta di nuovi luoghi imprevisti che incontravamo sulla via. Gli alberghi erano ovviamente prenotati tutti di giorno in giorno. Un paio di volte abbiamo avuto spiacevoli notti in albergacci da film horror, ma anche questi sono fantastici ricordi di viaggio.

Andare in macchina per le strade del Canada è semplice. Per lo più sono autostrade molto grandi in mezzo a foreste o a distese di campi verdi. Quando entrate nelle città, non cambierà assolutamente nulla perché nessuno parcheggia in doppia fila, i semafori funzionano, non ci sono buche per strada da evitare facendo gli slalom e nessuno ha la guida arrogante!
Ho organizzato l’itinerario cercando di non stare in macchina per più di tre ore. In alcuni casi abbiamo dovuto alternarci alla guida per poter allungare un po’ di più, ma il bello di viaggiare in auto è potersi fermare quando ci va, poter deviare dal percorso e, poter essere svegliata da tuo padre che fa finta di dover scansare un camion che ti viene addosso! (ho riso come una matta, dopo essermi ripresa dall’infarto!)

(per chi non lo avesse capito è un trattore stradale rimorchiato)
Svegliarsi ogni mattina in una città nuova è veramente un’esperienza particolare. Non sai mai cosa ti aspetta e quasi quasi ti dispiace lasciare il posto che hai appena conosciuto.
Molti ‘addio’ e molti ‘benvenuto’.
Ti affezioni ai vasi di fiori colorati appesi ai pali dei lampioni cittadini, ai cartelloni gialli di pericolo attraversamento alci, alle scatole di biscotti allo sciroppo di acero -i “mr. Maple” sono i più buoni- (mio papà è stato il più grande acquirente che terra canadese ricordi negli ultimi cinquanta anni!) piacevano così tanto che di nascosto l’ultimo giorno ne ho incastrate tre confezioni in valigia per potergliele dare una volta tornati in patria.
Ti affezioni ai cartelli stradali indecifrabili

e persino alla scritta di Tim Hortons, quasi fosse il nome di un tuo parente stretto.
Già che parliamo di fast food, sappiate che saranno la vostra salvezza e la vostra dannazione.
Dopo la prima settimana gli hamburger ci uscivano dagli occhi!
Non erano cattivi, anzi, ma erano veramente l’unica pietanza che potevi trovare. Patatine fritte? Quante ne volete! Se siete degli amanti andate in Canada, ne hanno fatto persino un museo -il canadian potato museum- buonissime per carità, anzi molto più che buonissime, ma a quanto pare di patate ne hanno così tante che non mi stupirei se le usassero nelle risse da pub lanciandole contro gli avversari.
Ah già! I canadesi non fanno risse. Sono talmente gentili e amichevoli che è un piacere avere a che fare con loro ma, ricordate di lasciare la mancia ai camerieri (e bella sostanziosa!) altrimenti non son patate, son cazzi!








