“Cosa dice il cartellino?”

“Giovane serva, olio su tela”

“A me non sembra tanto giovane!”

“Avranno sbagliato cartellino”

“O avranno sbagliato quadro”

Faccio qualche passo oscillando avanti e indietro come fa chi di quadri se ne intende (pare che muovendosi come un camaleonte  si riescono a cogliere molti più dettagli).

“Porco boia vieni a vedere questo!” Grido con quanto fiato ho in gola prima di scoppiare a ridere senza contegno né pudore richiamando l’attenzione di tutti quelli che erano rimasti ancora nella sala precedente. “Tiè guardate questo pargoletto!”

Non posso trattenere le lacrime! Mi trascinano via come si fa coi matti, braccia conserte e gambe tese che strusciano sul lucido pavimento.

Il resto del castello lo guardo in maniera piuttosto veloce, l’immagine del bambino stempiato prova a scappare dalla mente ma riesco a trattenerla. Avete presenti i cowboy che col lazzo catturano i vitelli? Ecco è proprio col ‘lazzo’ che io me lo faccio sfuggire. Fintanto che ho energie e aria nei polmoni per riderne a crepapelle, continuerò a guardare la foto sul cellulare…ancora…e ancora… e ancora.

Credo sia uno dei palazzi più belli della Loira perché ha tutto quello che ci si aspetta da un castello: numerose sale arredate, oggetti antichi,  delle alte terrazze esterne impreziosite da viali alberati, l’immancabile fossato è colmo d’acqua e ci sono canali che scorrono attraverso il curatissimo giardino frontale. Il brillante color viola della pervoskya (la salvia russa) macchia il verde geometrico degli arbusti sistemati con cura a creare un labirinto. Che buon profumo ha questo giardino! Chissà se il piccolo stempiato (Stempy per gli amici) gattonava fin quaggiù per nascondersi dietro un basso cipresso elicoidale.

La vista dall’alto è ancora più bella, si vedono i tetti delle case del vicino villaggio; non vi è alcun rumore, le nuvole scorrono sopra la mia testa come modelle in passerella e io sono felice perciò, riprendo il telefono in mano e guardo ancora una volta la foto di Stempy per riderci su!

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