“Svolta a destra alla prossima”

“Possibile non ci sia nemmeno un’indicazione?”

“Io non l’ho vista, ma dovremmo essere arrivati”

“Sì anche secondo me siamo vicini”

“Ferma ferma ferma!”

L’auto si blocca in mezzo di strada convergendo leggermente a destra con un’inchiodata talmente improvvisa da far stridere le gomme, nemmeno Herbie il maggiolino tutto matto avrebbe potuto tanto.

“Che diavolo hai da gridare?!”

“Guardate! Laggiù c’è un sasso!”

“É vero lo vedo anch’io scendiamo a fargli una foto!”

Ci catapultiamo fuori dall’abitacolo come dei Marines in assetto da guerra, cellulari alla mano e sorrisi in punta di naso.

Mai avrei pensato che nella vita, un giorno, sarei dovuta saltar giù da un’auto per andare a fotografare un ‘sasso’. Eppure, quando si dice che nulla è impossibile non lo si fa solo per dar fiato alla bocca. Come ebeti attraversiamo la strada senza neanche far caso al traffico solo per andare a scattar la foto ad un masso.

Carnac, giusto per capirci, non è fatta di soli sassi sparsi nei campi al limitar della strada, ma riguardo a ciò è facile confondersi. Ci sono tre diversi aree da visitare e sono tutte e tre recintate, (perché nel passato i turisti sporcavano e deturpavano i monoliti e per questo han pensato bene di vietarne l’accesso) e si può camminare nei campi solo prenotando un tour guidato. Per motivi ancora del tutto sconosciuti, abbiamo visitato solo la prima parte e devo dire…che non mi sono mai sentita più giapponese in vita mia. Ho scattato foto di così tanti massi che credo di poter affermare con una certa sicurezza e un pizzico di arroganza che, nemmeno il Sig. Cartier ha mai visto così tante pietre in vita sua.

“Qualcuno di voi sa che cosa sono di preciso?”

“Io no!”

“Io nemmeno”

“Cosa sono cosa?”

“I sassi”

“Si chiamano monoliti”

“Ma cosa?”

“I sassi!”

“Ah!…”

Questo è il sito preistorico più importante d’Europa, addirittura questi menhir risalgono al 5000 a.C. anno più anno meno. Ci sono numerose ipotesi e leggende riguardanti queste file di megaliti e di dolmen, gli allineamenti sembrano non essere casuali bensì frutto di un preciso schema che, questa è una delle ipotesi, raffigura gli esatti punti in cui, sotto il terreno, scorre l’acqua. Le intersezioni di questo disegno darebbero luogo a delle energie positive, una sorta di campi magnetici favorevoli. In altri tempi è stato anche ipotizzato si tratti della vestigia di un campo militare o di stele funerarie degli antichi celti.

Tra le varie supposizioni non poteva mancare quella fornita dalla Chiesa che, ovviamente, riconduce tutto alla vita di un santo, tale Cornelio per la precisione il quale inseguito non si sa per quale motivo dall’esercito romano, vistosi in trappola e senza via di fuga, trasformò tutti i soldati in pietra. Ciò significherebbe che io, in circa venti minuti di visita, avrei toccato le cosce a non so quanti ex combattenti romani!

Vabbè gli uomini di Chiesa sono sempre stati i più fantasiosi gliene dobbiamo dare atto. La cosa che rende particolare questo posto non è solo un’esistenza così datata, ma la sua storia impossibile da decifrare che lo fa così apparire un luogo senza alcun senso o ragione. Ma infondo, non è la vita stessa un mistero?

 

 

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