Con i lupi se ne va senza remora
Priva di identità,
Omini di legoland la cui regola
è obbedire come un vero clan,
Pastori cani mi guidano tra le tappe
Temono il dito di Galileo tra le chiappe
Vogliono menti barricate quali grappe?
E le mettono al corrente come l’Ampere
Devo superare le mie diffidenze
Via museo della scienza di firenze, spranghe
Pezze annodate come pretzel
Sono inside man come denzel.
Colpo del secolo, di colpo trasecolo
Ho rubato il dito, sei pronto per l’esodo?
Sarai libero, mai più medioevo col dito
Medio di Galileo nel didietro.
Portiamolo alla testa del corteo,
Nessuno sarà più chiamato babbeo se lo infilerà
Nei pressi del perineo…”
Pare che Caparezza, (secondo me grande artista!) sia venuto qui al museo di Galileo ad accertarsi di persona dell’esistenza di ciò che darà il titolo al suo brano: “Il dito medio di Galileo”.
Eroe e martire della scienza. Nel 1737, in occasione della traslazione dei resti alla Basilica di Santa Croce in Firenze, venne prelevato questo dito.
Ed eccolo qui, racchiuso in un uovo di cristallo, scomodamente appoggiato su un fianco mentre punta al cielo. Ed è proprio quello che avrebbe dovuto fare poiché in realtà si pensava fosse l’indice (il dito che punta agli astri) sennonché il caso vuole che ad alzarsi stavolta sia il terzo dito, quello che probabilmente sarebbe stato ritto anche in vita davanti ad alcuni personaggi dell’epoca.
Questo museo è frutto di un’antica collezione che racchiude oggetti unici (peccato per i libri sono solo delle copie) che segnano la storia dell’evoluzione della scienza di precisione; dalle bussole ai termometri, dai cannocchiali sino agli strumenti di guerra passando per i mappamondi e i primi congegni elettrici.
Due piani allestiti all’interno di un elegante palazzo a soli trenta metri dagli Uffizi eppure, nonostante la ricchezza dell’esposizione, forse è uno dei musei a cui si pensa meno durante una visita in città.
Capito qui in un giorno di minima affluenza, scarico l’applicazione gratuita col wi-fi della struttura ed inizio la mia visita guidata. Ogni parete è illustrata in dettaglio, anche l’oggetto più piccolo ha la sua scheda esplicativa accompagnata da approfondimenti tecnici. Non me ne voglia il creatore dell’applicazione ma per mia fortuna mi sono imbattuta in un giovane dipendente che, con grande entusiasmo, mi ha mostrato gli oggetti più singolari di tutta la collezione.
Ed ecco una selezione dei più bizzarri ed interessanti:
Un gioco ottico del 1593 che ritrae, grazie alla tecnica delle anamorfosi, due soggetti. Ci sono infatti un uomo e, guardando in alto, si osserva riflesso nello specchio il ritratto della figlia.
Manca un pezzo (fondamentale in realtà), la lente attraverso la quale era possibile vedere un unico volto (quello di Ferdinando II) invece di tutti quelli dipinti sul pannello in legno. Avete presente il caleidoscopio? Girandolo si possono formare figure diverse, qui invece, da figure diverse si può vedere un solo volto. Figata!
Il termometro a ranocchietta, realizzato in vetro con all’interno alcool e micro sfere in vetro di diverse dimensioni e colori. Veniva legato al posto del paziente. É un termometro infingardo, cioè molto molto lento, bisognava aspettare che l’alcool si scaldasse e permettesse alle sfarete di muoversi. A seconda della temperatura del soggetto, una piccola pallina andava a finire direttamente nella bocca della rana. Bastava quindi guardare il colore e la dimensione della sfera per capire che temperatura avesse.
Igrometri a capello, per misurare l’umidità ambientale. Il capello veniva steso ancorandolo alle due estremità, e a seconda della piega che prendeva, si poteva dedurre il tasso di umidità dell’aria.
Il cannocchiale di Galileo, in legno decorato e dipinto. Un tubo all’interno del quale ci sono due lenti una piano concava e una piano convessa. Con questo scoprì i satelliti di Giove nel 1610 e la sua lente viene conservata in questa cornice in avorio ed ebano, commissionata dai medici per conservare lo strumento di questa eccezionale scoperta.
Rete di Faraday. Un manico in vetro, una rete in cotone e un filo di seta con il quale poterla rivoltare. Serve a mostrare la carica elettrica ma a dire il vero non ho ben capito come.
Sei al bar e devi analizzare qualcosa al microscopio? Che problema c’è? Basta avere con sé il mini microscopio pieghevole ed il gioco è fatto! Clementoni scansate proprio!
1734. Il primo ventilatore della storia. Immagina…con un caldo boia ti dovevi mettere a girare le manovelle per far fuoriuscire aria. Non proprio pratico diciamo, eppure poteva essere utilizzato per spostare aria viziata dalle sale degli ospedali o dalle cambuse delle navi o in piccoli ambienti casalinghi.
Chissà se girando le manovelle al contrario poteva funzionare da aspira briciole?
Chi non vorrebbe un compasso gigante a forma di pugnale? Portarselo dietro non doveva essere proprio comodo, immagino conversazione come questa:
“Ehi ma che fai? Io ti invito a cena e tu vuoi pugnalarmi?!”
“Ma no stolto! Voglio solo misurare il diametro di questa bella tavola rotonda.”
“Stolto un cazzo! Mi hai fatto venire un colpo! Perché non ti misuri anche l’anima della mortacci tua già che ci stai?”
Ed ecco le mie preferite: le bilance, anzi, pesapersone. Modello trono in legno con piatto in ottone del 1700 e modello del 1800 con comoda seduta in broccato, meno precisa ma sicuramente più discreta.
Di cose particolari ce ne sono a bizzeffe, con un pizzico di curiosità, in questo museo, ne vedrete proprio delle belle!





































