Che poi perché mai uno dovrebbe andare a visitare un museo della Marina? A Greenwich per giunta.
Non mi viene nessun motivo per cui qualcuno dovrebbe farlo ma sopratutto, perché Io, dovrei farlo. Ho la patente nautica in effetti, ma solo perché soffrendo di mare è meglio guidare che essere trasportata. Un po’ come in macchina, preferisco guidare io, o in moto…mai stare dietro…ci stavo lasciando le penne negli anni 2000 sulle lunghe curve del GRA. Vabbè come al solito sto tergiversando, torniamo alle questione: perché visitare un museo marittimo?
Perché all’interno, persino i non appassionati dell’argomento, troveranno curiosità affascinanti ed oggetti davvero curiosi. Come questi occhiali ad esempio, sono i famosi inuit , gli originali sono d’osso intagliato o di legno (come questo), e servono per far passare pochissima luce in ambienti in cui la neve e il ghiaccio bianchi riflettono in maniera accecante il sole. Praticamente degli occhiali da sole senza lenti, che pare funzionino benissimo anche come protezione dal vento.
Questo museo è patrimonio dell’umanità dal 1997, si trova nel cuore di Greenwich Park, un appezzamento delizioso, (anche se definire ‘delizioso’ qualcosa di sconfinato è esteticamente cacofonico). L’ingresso è maestoso, sul fianco dell’edificio, delle lunghe vetrate permettono ai curiosi di sbirciare il grande atrio. Aperto nel 1934, è il più importante museo marittimo inglese.
Disposto su più piani e diviso in sezioni, al suo interno questo museo conserva pezzi di pregio, come dipinti marittimi meravigliosi tra i quali spicca uno dei più grandi mai realizzati dal romantico William Turner; polene in legno dipinte a mano di qualche secolo fa, imbarcazioni, strumentazione di bordo, attrezzi davvero particolari che farai fatica a capire per cosa siano stati impiegati (ci sono le didascalie per fortuna), e arredamento interno di vecchi velieri.
Il mare è drammatico e monumentale allo stesso tempo. É una sfida con la sorte ed un calmante per il cuore. Panacea e terrore, calma e tormento.
Victorio Hugo nella sua poesia Oceano Nox si domandava: “…dove sono i marinai affondati nelle notti buie?…”, penso a quel figure piccolissime dipinte con un solo leggero movimento nero sulla tela, a quelle brevi linee dalle ombre indefinite che stanno per cadere tra le onde gonfie e imbiancate e mi dico che, in fondo, qui non si glorificano gli oggetti, ma coloro che li hanno fatti vivere.


















































