Prendo un traghetto da Ischia per raggiungere Capri, circa tre volte più piccola con i suoi 10km quadrati.

Mi informano subito che girare da sola non è affatto un’ottima idea. Troppe code per i mezzi pubblici, troppa distanza da fare a piedi e un solo traghetto che rientra il pomeriggio, perso quello avrei dovuto pernottare sull’isola.

Peccato, mi ero già studiata un bel programma fatto di funicolare, ingresso alla grotta azzurra, pausa pranzo seduta in un bar della piazzetta centrale di Anacapri.

Dovrò cambiare tutti i piani. Pago 15 euro e mi aggrego ad un gruppo con guida e pulmino privato 21 posti.  Questa si rivelerà la decisione più saggia della giornata!

Arrivo al porto già affollatissimo, il nostro cicerone ci indica una strada a picco sulle scogliere, quella che dovremmo fare per raggiungere Anacapri. La chiamano la strada “mamma mia” per l’ovvia imprecazione che vien fuori spontanea mentre la percorri (questo solo perché i capresi sono persone più raffinate ed educate di me, io le avrei dato sicuramente un altro nome).

Ci spingiamo lungo il “cimitero degli specchietti” una strada molto stretta che sbuca nella piazzetta dei due golfi. A destra il golfo di Napoli e a sinistra quello di Salerno, è il punto più stretto dell’isola, circa un km da costa a costa.  Da qui puoi vedere Sorrento, distante circa 4 km.

La nostra guida ci racconta che duemilacinquecento anni fa c’era un solo modo di raggiungere Ana (in greco antico significa “altura” cioè la parte più alta di Capri), salendo 1000 scalini dalla piazzetta del porto, diciamocelo, alla fine non sono nemmeno tanti se hai un paio di mesi a disposizione!

A proposito di mesi, pare che qui tutte le attività commerciali tirino su il bandone a pasqua e lo richiudano il 30 ottobre. Restano sull’isola circa tredicimila abitanti a godersi la tranquillità, quella che cerco di immaginare mentre cammino tra le stradine affollate da turisti.

Non me la ricordavo così Anacapri, non rammentavo la “shopping walk” (ma andiamo!) Ammetto siano passati venti, forse venticinque anni ma sono venuta qui con i bei ricordi di un angolo di paradiso, con stradine piene di fiori, una piccola piazzetta con casette bianche e quell’aria poetica di un luogo dal sapore fiabesco invece, mi ritrovo tra negozi griffati e botteghe di artigiani. Perciò, invece di narrarvi le mie peripezie attraverso vicoli soleggiati, con fiori rampicanti su cancelli arrugginiti dalla salsedine e finestre aperte con tende in cotone bianco che si gonfiano al vento…dovrò, ahimè, parlarvi di negozi e prodotti locali.

I sandali di Capri sono famosi in tutto il mondo ed è affascinante e curioso vederne realizzare un paio. Resto in piedi a fissare un artigiano mentre delle signore al mio fianco decidono i colori dei brillantini da applicare alle infradito.

-io li prendo gialli e rossi.-

-ma che sei della roma?-

-cosa c’entra?-

-se li prendi gialli e rossi sembra che sei della roma.-

-ma ho una borsa con quei colori, volevo abbinarli e poi nere le ho, bianche pure, il verde no saprei con cosa usarlo.-

-senti prendi questi azzurri e bianchi, guarda che carini!-

-sì carini ma poi non sembro della lazio?-

-ma che lazio e lazio, tutt’al più puoi sembrare quella di frozen-

E mentre provo a ingoiare qualche piccolo cristallo e la raschiatura del pellame per dimenticare la conversazione, mi giro e mi immetto nella fiumana. C’è una grande confusione, con persone che strattonano per passare per prime, per correre chissà dove.

Camminare nel caos non ha nulla di rilassante.

Fortunatamente una cosa non è cambiata: villa San Michele, una delle immagini in memoria  tra le più care legate a questo posto.

Meravigliosa con il suo terrazzo sul mare e la sfinge che volge a largo.

Proprio davanti l’ antica porta della città di Ana (ricordate gli scalini di cui vi parlavo?) è territorio svedese. Già, gestito dall’ambasciata di Svezia che si trova a fianco l’ingresso della villa, questa era la vecchia dimora di Axel Munthe, un medico svedese che ha raccontato la storia della casa e dei suoi quarant’anni su quest’ isola nel suo libro “la storia di San Michele”. Pare che la prima cosa che trovò, fu la piccola cappella arroccata e, una volta entrato avesse subito fatto rimuovere l’altare sostituendolo con un più utile camino. Adesso è una cappella sconsacrata e adibita a sala concerti per pianoforte.

Questo giardino mi piace proprio moltissimo.

Axel, medico personale della Regina di Svezia, forse anche suo amante (chi può saperlo?!), adesso riposa nel cimitero reale a Stoccolma e pare che, ormai anziano e senza vista, al momento del suo decesso avesse avuto in tasca un biglietto per Capri. Che triste storia dal gusto romantico.

 

Non se l’abbiano a male gli isolani, ma passeggiare per Capri è un po’ come andare in cerca di un pantalone in saldo la domenica pomeriggio a Barberino outlet.

Capri : piazza Umberto primo, i bar con le sedie in vimini, la cattedrale di Santo Stefano, il municipio e la torre dell’orologio. Da qui si imbocca la famosa via Vittorio Emanuele, la più conosciuta. Pare che quasi ogni sera i vetrinisti cambino gli articoli esposti nelle boutique griffate.

Finalmente al cospetto del Gran Hotel Quisisana cinque stelle lusso.

Non potevo dire solo Quisisana, sarebbe stato riduttivo. Dal 1929 non più ospedale per curare i malati di tubercolosi, (qui si sana)  ma albergo per soli facoltosi con le sue 250 camere e le 35 suite, tennis, golf, piscine, teatro.

Non vedo ragazze vestite con abitini in cotone bianco e infradito gioiello, non vedo caviglie segnate dai cordoncini di pelle dei sandali alla schiava, non vedo uomini con camice in lino e pantaloncini al ginocchio. Non vedo mocassini né cappelli in paglia. E che cazzo! Dov’è finita la Capri del mio immaginario?

Dove sono i tavolini gremiti di gente che mangia coppe di gelato e granite alla fragola con panna montata fresca, dove sono le borse in paglia colorate e le sacche a righe blu e bianche? Dove cazzo sono gli zoccoli di legno che fanno un frastuono della madonna? Delusione. Profonda delusione!

Se Capri fosse stata il mio appuntamento al buio, avrei sicuramente nascosto il fiore rosso all’occhiello e l’avrei lasciata aspettare tutta la notte.

Mio malgrado c’è solo una cosa che io possa fare: lasciarmi andare ai piaceri dello shopping nella bottega dei profumi Carthusia. Compro un paio di fragranze che conquistano le mie narici, certo che un po’ di sorrisi da parte delle addette alle vendite non guasterebbero. Sembrava di parlare con degli zombie appena scongelati.

Lì vicino ci sono i giardini di Augusto dal quale si possono ammirare la via Krupp e i faraglioni.

Torniamo al porto e prendiamo un’ imbarcazione per il giro naturalistico dell’isola. Niente grotta azzurra purtroppo, non c’è tempo ma riuscirò a vedere quella bianca, quella dei coralli e quella verde. La giornata è meravigliosamente calda.

La prima scogliera che incontriamo è il “salto di Tiberio”, una scogliera dalla quale venivano spinte le mogli che non andavano più a genio.

Il capitano ci indica poco distante “la spiaggia dell’amore” ( infelice vicinanza), una spiaggetta piccolissimissima raggiungibile solo via mare.

É il turno di Gennaro lo scugnizzo che saluta le donne. Il marinaio invita tutte le donne della barca, single, a salutarlo per buon auspicio…prima di tirare su il braccio mi guardo intorno, nessuna lo ha alzato. Resto in silenzio facendo finta di nulla e lascio che la fortuna vada a qualcuna con più coraggio e meno vergogna di me.

La grotta dei coralli è emozionante, la grotta verde fa venire voglia di tuffarsi in quell’acqua limpida e la grotta bianca è particolare con le sue candide stalattiti.

Qualcuno all’interno ha riconosciuto la figura di una madonna in una stalagmite un po’ più corpulenta, probabilmente è una delle sagome più gettonate della storia, il fatto che la si possa riconoscere in una miriade di oggetti e luoghi, a mio avviso ha un qualcosa di affascinante ma infondo, ognuno può credere di vedere ciò che vuole in tutto quello che vuole.

Ed eccoci al tour delle ville, in stile hollywoodiano, quella di Armani, di Sofia Loren, di Dolce e Gabbana. 

C’è anche un piccolo ma potente faro, certo in mezzo a questi vip non poteva sfigurare, è infatti il secondo faro per portata in Italia (dopo quello di Genova) e arriva ad una distanza di 50 km.

Mentre facciamo il giro dell’isola mi rendo conto che la parte migliore di questo posto è proprio la costa. Con le caprette nere che brucano sugli strapiombi, le macchie di verde sulle scogliere, l’acqua color cobalto e le decine di piccole imbarcazioni che accompagnano i turisti come nei vecchi film anni cinquanta.

Mentre in terra ferma centinaia di persone stanno contemporaneamente strisciando le loro carte di credito, io immagino di potermi sporgere verso il mare a sfiorare con le dita quell’acqua limpida. Il vento coccola i miei capelli e il silenzio appaga il mio spirito che pare aver ritrovo il senso del bello di quest’ isola.

 

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