“Ecco la guida…zitti sentiamo cosa dice!” Un giovane richiama all’attenzione altri due coetanei.
“Buongiorno a tutti. Per prima cosa vorrei parlarvi di questa torre, guardatela bene, è lei la più strategica di tutto il castello e ora vi spiegherò il perché…”
“Scusa! Ma è da qui che veniva buttato l’olio bollente?” Interviene con aria compiaciuta uno del gruppetto.
“Grazie per la domanda, comunque no. É un’assurdità cinematografica: l’olio aveva un costo così elevato da renderlo un prodotto molto prezioso, lei capirà bene che non avrebbe avuto senso, qualora ne fossero stati in possesso, utilizzarlo in così grandi quantità per rovesciarlo sulla testa del nemico. Al posto suo veniva però usata la pece oppure, venivano lanciate pietre e in alternativa frecce infuocate.”
“Praticamente buttavano di sotto qualsiasi cosa?” Insiste.
“Beh ecco, non proprio, ma se intendi dire che era questo il modo di difendersi da un assedio, allora sì l’ultima risposta ad un attacco in questo caso consisteva nel cercare di colpire il nemico dall’alto della torre.”
“Quindi anche le ciabatte?” Gli altri se la ridono sotto i baffi.
“Come scusi?”
“Potevano lanciare anche le ciabatte?”
“Beh oddio… (imbarazzo)…quelle non fanno male però.” Risponde educatamente il cicerone.
“Perché non te so’ mai arrivate quelle che lancia mi madre!”
Il borgo arquatese godeva di una fiorente vitalità già dai primi anni dell’anno 1000. La Rocca viscontea costruita in mattoni nel 1342, domina la valle ed ha una funzione difensiva. La sua forma è particolare perché vi sono due cinte murarie. Nel primo perimetro vivevano i soldati che presidiavano l’avamposto e, in caso di attacco nemico, quello spazio serviva ad ospitare tutti i cittadini del borgo. Nel secondo ordine di mura invece vi era il comando. La torre è costituita da sei piani più la merlatura. Ci sono due portoni con grata metallica e un ponte. Praticamente una delle torre più sicure costruite nel Medioevo. Il modo più semplice per entrare era corrompere qualcuno dall’interno. Per ovviare a ciò, i meccanismi che permettevano le aperture d’ingresso potevano essere azionati solo dalla piccola stanza dei comandi alla quale si poteva accedere solo grazie ad una stretta scala a pioli ubicata proprio davanti al corpo di guardia.
L’intera torre in caso di assedio poteva contenere dalle due alle trecento persone per mesi interi grazie all’enorme magazzino sotterraneo all’interno del quale venivano conservate scorte di viveri e, alla sorgiva sottostante che permetteva di avere acqua potabile impossibile da avvelenare.
“Ma se lanciavano la pece dal piano più alto gli altri soldati affacciati la prendevano in testa?”
“No, perché vi era un sistema di tavole in legno che permettevano di fare da copertura dal ‘fuoco amico’ diciamo così.”
“Ingegnosi però!”
A Castell’Arquato oltre a questa straordinaria Rocca che domina una valle rigogliosa, vi sono piccoli musei e palazzi storici davvero interessanti. Nel museo del chiostro ad esempio, ho scovato un’oggetto molto particolare che non avevo mai visto prima. Più che un oggetto è una specie di rebus (anche se mancano le immagini), un codice di lettura insomma, beh non saprei come definirlo ad esser sincera.
Le parole della riga centrale sono il finale delle parole della prima e della terza riga. Assurdo e geniale. Non so a cosa potesse mai servire scrivere in maniera così criptica, fatto sta che è davvero particolare. Forse una di quelle cose che avrebbe mandato in estasi Henry Walton Jones Jr, per gli amici, Indiana.
I borghi italiani nascondono sempre dei piccoli tesori e, anche se non sei un personaggio creato da George Lucas, ogni volta che ne scovi uno ti da la magica illusione di essere un giovane esploratore.










































