Il museo si trova all’interno di Palazzo della Crocetta, un edificio costruito nel primo ventennio del 1600 e che ospita le sale espositive sin dal 1880. Un museo che durante i secoli ha raccolto e custodito i ritrovamenti delle città etrusche della Toscana, preziosi monili e meravigliosi sarcofagi egizi.

Nel 1902 i giardini dell’estesa corte interna del palazzo vennero impreziositi da ricostruzioni di tombe etrusche (utilizzando alcuni elementi originali misti a riproduzioni) per un tour immersivo ancora più coinvolgente. Peccato che oggi non sia possibile visitarli ma li si può vedere dalle numerose finestre che vi si affacciano.

Mentre attraverso il lungo corridoio arredato con teche che proteggono antichi ornamenti, vasi, anfore ed utensili, sorrido pensando “per fortuna che ho fatto una ricca colazione!”.

Uno dei musei più impegnativi affrontati a Firenze, non per la difficoltà intrinseca di ciò che ha in mostra, piuttosto per la grandezza degli spazi e il numero delle sale.

Ho iniziato concentrandomi su ogni singola piccola targhetta per poi rendermi presto conto che non avrei potuto leggere tutte le date e i luoghi di ritrovamento di quegli oggetti.

E così, attraverso i secoli, passo da antichi vasi sui quali si notano le chiare strisce di restauro che riuniscono i pezzi facendone riacquistare l’antica forma, a preziose collane con pendenti, passando per scolapasta, dadi da gioco e grattugie in ferro. Poi, dopo qualche chilometro percorso (scherzo ovviamente, ma sono felice che abbiano pensato a dei distributori per acqua, cibo e caffè a metà percorso) mi trovo davanti ad uno allestimento pazzesco! Mi si dipinge un sorriso in volto. Sono in Egitto e non me n’ero accorta. “Ma quanto cazzo ho camminato?” penso ad alta voce.

É questo, dopo quello di Torino,  il museo egizio più importante d’Italia. Parte di queste antichità appartenevano alle collezioni medicee già nel XVIII sec., l’esposizione venne poi ampliata grazie all’ottenimento di pezzi di collezioni private e, intorno al 1830, il Re di Francia Carlo X finanziò una spedizione in Egitto che, tra scavi ed acquisti in loco, riuscì a racimolare così tanto materiale che si decise di spartirlo equamente tra il museo Louvre e quello di Firenze. Le sale continuarono ad arricchirsi di ritrovamenti fino alla metà degli anni 90 ed oggi, grazie a queste fantastiche raccolte, possiamo stare a pochi centimetri da sarcofagi dipinti, antiche urne funerarie, mummie e tavole in pietra con fiabeschi geroglifici.

Molte volte mi sono chiesta, perché disseminare il Globo di opere privandone i territori d’origine? Poi, col tempo, mi sono resa conto che (fatta eccezione per chi è molto fortunato), sarebbe estremamente difficile poter ammirare qualcosa che appartiene a terre così lontane. Il museo è perciò un privilegio, non è un posto noioso, non è un armadio di vecchie cose, è uno spazio all’interno del quale si può sognare di essere in un’altra dimensione spazio temporale. Come asserisce Renzo Piano: ” un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa” ed io dico che, in questo, il suo auspicio potrebbe funzionare.

 

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