“Avete mai visto tante pere in vita vostra?”

Potrebbe essere una citazione di Rocco Siffredi ed invece, sono io che, senza malizia, interrogo dei ragazzi che ridacchiano davanti alle alte vetrine in legno.

 

Quando ho scoperto l’esistenza di un museo della frutta, non ho voluto informarmi oltre ed è per questo che inizio la visita senza alcun tipo d’aspettativa, con profonda ignoranza e molta curiosità.

Santo Dio! Non posso definire l’uomo che ha creato questa immensa collezione, se non con le parole di Vittorio Gassman che, sopra un piccolo schermo nella seconda sala dell’esposizione, definisce l’autore di queste opere come “uno completamente fuori di testa!” (non sono le esatte parole, lui ha usato un aggettivo più simpatico, ma il concetto è il medesimo).

Francesco Garnier Valletti, scienziato decisamente fuori dal comune, ha realizzato durante l’arco della sua vita più di mille riproduzioni di frutti. Più di mille! Se la cosa non vi sconvolge più di tanto è perché probabilmente non avete visto la minuziosità e la precisione accurata con cui sono state prodotte queste piccole copie fedeli all’originale.

Siamo nel 1800 e Francesco escogita una maniera per ricreare degli stampi e dei modellini di frutta. Dio solo sa a cosa diamine gli servissero, ma aveva così tanta passione per quest’attività che iniziò a girare tutte le corti europee spingendosi sino in Russia pur di riuscire a racimolare quante più varietà di frutta ed ortaggi la Natura potesse offrirgli.

Diventò così famoso e conosciuto che le sue copie vennero usate da diverse aziende per mostrare l’intera produzione frutticola ai potenziali acquirenti. Questi ultimi potevano così scegliere di ordinare anche frutti fuori stagione (in quel momento non visionabili).

Come fece a realizzare con così tanta accuratezza questi frutti è ancora un mistero: veniva usato un miscuglio di polvere di alabastro, gomma, cera e chissà cos’altro e venivano riprodotti anche la peluria e le imperfezioni, le ammaccature e le differenti pigmentazioni.

Vetrina dopo vetrina, ripiano dopo ripiano, scopro varietà che non ho mai visto. Mele, susine, pesche, pere…sono tantissime le specie estinte che non potremo mai assaggiare e nemmeno vedere (a parte qui!).

Un museo pomologico unico al mondo, per quanto strano e assurdo possa sembrare, è una vera chicca.   E pensare che in Giappone Garnier avrebbe fatto i miliardi! Avete presente tutte le riproduzioni di cera esposte nelle vetrine dei ristoranti per mostrare come verranno serviti i piatti? Ecco, se quelle vi sembrano ben fatte e realistiche, significa che non avete mai visto questo piccolo museo, perché vi assicuro che qui dentro ci sono copie che ingannano davvero l’occhio!

 

Solo dal 2007 è possibile vedere l’intera collezione; il museo si trova all’interno di un edificio universitario e si può acquistare un unico biglietto che permette di visitare anche gli attigui musei: quello di anatomia umana e quello di antropologia criminale.

 

 

 

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