Negli anni Venti, Salvatore Ferragamo aprì il suo negozio di scarpe a Los Angeles, si chiamava Hollywood Boot Shop e, nel giro di pochissimo tempo, riuscì a conquistare l’affetto di una clientela prestigiosa. Gran parte delle star del cinema infatti si servivano da lui ed il giovane Salvatore si guadagnò in poco più di un anno il nome di “Calzolaio delle stelle”.

Decine di modelli differenti, con colori e design innovativi ed estrosi, è così che si fa largo tra i salotti del jetset. Negli anni Trenta tornò in Italia per stabilirsi a Firenze dove la sua attività divenne sempre più florida tanto che trovò in Palazzo Spini Feroni (in pieno centro storico fiorentino) la sede per il suo grande marchio.

Nel 1995, per volere della moglie Wanda, venne inaugurato il museo Ferragamo.

Non sono un’amante delle scarpe, fosse per me metterei stivali da pioggia anche nei giorni di sole ma, immagino i volti delle signore illuminarsi come in estasi difronte ad intere pareti allestite con file di centinaia di scarpe. Ce n’erano in esposizione più di quindicimila, un numero da capogiro, per indossarle tutte non sarebbero sufficienti nemmeno sette vite.

Ma non fateci la bocca, le scarpe non sono più in esposizione infatti, da qualche tempo, il museo offre allestimenti a tema che si susseguono a scadenza annuale. Ad aprile verrà inaugurata una nuova mostra… fino ad allora… è possibile ammirare quella dedicata alla “seta“.

Tributo a Fulvia Visconti Ferragamo, figlia di Salvatore, conosciuta nell’ambiente come ‘la regina della seta‘, a lei va il plauso per aver reso questa stoffa così preziosa, una vera celebrità sulle passerelle della moda italiana ed internazionale. Decine di collezioni differenti che rendono omaggio alla natura, alla semplice bellezza dei fiori, al lontano mondo d’Oriente e alle forme geometriche.

Se, come me, pensate che il foulard non sia altro che un pezzo di stoffa quadrato che le nonne usano per raccogliere i capelli mentre impastano o, che Garibaldi soleva indossare soltanto per darsi un tono, ecco…ci stiamo sbagliando di grosso. Sono vere e proprie opere d’arte.

Una stoffa così leggera, sottile e liscia eppure, un’incredibile precisione nei particolari del disegno. Per la realizzazione dei vari soggetti venivano studiati antichi erbari, fotografie che ritraevano gli animali in libertà e tavole ornitologiche. Ogni soggetto, che sia un fiore o un felino, sono fedeli riproduzioni della realtà. Praticamente dei dipinti su seta.

Certo che bisogna saperlo indossare (come ogni accessorio di moda del resto); può essere usato per abbellire una borsa annodandolo al manico o si può portare annodato intorno al collo, lo si può far scorrere tra i passanti dei pantaloni per farci una colorata cintura o semplicemente lo si può appoggiare su una spalla.

Grace Kelly lo metteva intorno alla testa legandolo sotto il mento e appariva sempre stupenda, se lo faccio io sembra che c’ho il mal di denti. Persino la Regina Elisabetta, nelle sue passeggiate coi cani in aperta campagna, lo sfoggiava con così tanta disinvoltura da far apparire le mondine della pianura padana delle poracce.

Dopo aver visto quanto lavoro c’è dietro ad ogni singolo pezzo di seta, mi dispiace proprio tanto che non sia più un accessorio che portiamo sempre in borsa; abbiamo perso un po’ di femminilità probabilmente, quella delicatezza dell’annodarsi della seta tra i capelli o intorno al collo è ormai passata. Sarà pur colpa di qualcuno se siamo passate dalla seta all’acrilico o no? Forse, invece di prendere il tram o la metro per andare a lavoro, dovremmo comprarci tutte una decappottabile per viaggiare contro vento, libere e felici, con i capelli che non si arruffano perché protetti da un colorato e morbido foulard.

Alla Thelma e Louise insomma, magari… senza burrone!

 

 

 

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