Credo che la sigaretta sia figa solo in bocca a James Dean.

Se non sei Dean non vedo perché tu debba tenerne una sospesa tra labbro superiore e labbro inferiore mentre innalzi l’angolo della bocca in un, appena accennato, sorriso da piacione.

Eppure, non fu il bel James ad accenderla nel lontano 1971 davanti ad una piccola fessura tra la roccia bensì uno speleologo. Egli notò che il fumo veniva risucchiato dal terreno e capì che doveva esserci un’apertura dietro quei massi.

O almeno così mi viene raccontata e, mentre immagino l’emozione della scoperta, mi viene in mente una scena ben più singolare e inizio a dar voce a dei personaggi che esistono solo nella mia testa.

“Hey guarda c’è un foro qui!”

“Ma dove? Fai vedere!”

“Hai ragione, chissà se dietro c’è qualcosa, passami la torcia.”

“Ecco tieni”

“Ma non si vede nulla aspetta provo ad andare più il là”

“Cazzo!”

“Che c’è!?”

“Mi è scivolata la torcia!”

“Ma sei scemo?! L’avevo appena comprata! Che palle! Ora mi rendi i soldi.”

“Vabbè dai non fare il taccagno, vediamo se la recuperiamo”

“Taccagno un accidenti! Fosse stata la tua mi ci avresti già ficcato la testa in quel buco.”

“Quanto la fai lunga! Dai adesso proviamo a fare in qualche modo. Prendi quel bastone”

“Quale?”

“Quello laggiù vicino agli zaini”

“Che ci vuoi fare?”

“Provo a tirare a me la torcia”

“Non ce la farai mai”

“Perché?”

“Hai presente il telecomando che mi era cascato dietro al mobile di camera?”

“E allora?”

“Ho provato con il manico della scopa ma non sono riuscito a recuperarlo”

“Quindi?”

“Quindi ne ho comprato un’altro.”

“No intendo dire…quindi cosa c’entra?”

“Non credo che ce la farai. Perciò quando torniamo indietro mi compri una torcia nuova”

“Che palle che sei! Smettila… Ecco!”

“Cosa?!”

“Mi hai distratto con tutti i tuoi discorsi e ho perso anche il bastone”

“Come diavolo hai fatto?”

“Ho fatto che tu parli troppo e mi distrai, ecco come ho fatto! Cosa c’è? Adesso vuoi farmi pagare anche il bastone?”

“Sei un cretino”

“Siamo in due allora. Passami una sigaretta và”……

Il resto è storia.

Mentre passeggio tra stalattiti e stalagmiti in queste stanze sotterranee gigantesche sento tutto il peso della piccolezza umana. Sto camminando tra formazioni di milioni di anni, nel ventre della terra e, lasciando che il gruppo vada un po’ più avanti e che le voci si allontanino, sento persino il rumore della vita e il suo ritmo incessante. Una goccia che cade, un’altra che scivola, dell’acqua che scorre in lontananza. Sembra tutto immobile ma non lo è, tutto respira e tutto è mutevole.

Quaggiù la percezione delle dimensioni è totalmente distorta. Ciò che sembra molto piccolo e lontano in realtà è enorme e poco distante mentre ciò che sembra molto vicino e gigante, in realtà è distante e di dimensioni ridotte. Un po’ come guardare un lavoro di Escher: le cose non sono quello che sembrano e sembrano ciò che non sono.

Immagino il coraggio speso per scendere attaccato ad una corda in questa grotta inghiottita dal buio. Calarsi poco per volta sentendo la pressione del vuoto, l’impercettibilità della materia, il suolo che non arriva mai e lo stato di abbandono che si fonde con l’apprensione più profonda. Immagino il freddo e il sudore che scivola veloce lungo la schiena. La curiosità. Immagino la vera curiosità, quella che ti fa sgranare gli occhi e attorcigliare le budella.

La scoperta di questo luogo e sapere che qualcuno lo ha trovato, rende tutto più emozionante. Devo confessare che per me è questa la vera attrazione.

Un spettacolo della natura in piena regola, un mondo bizzarro e unico che sarebbe rimasto invisibile agli occhi se uno, che non è Dean, non avesse giocato bene le sue carte.

 

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