Ma se avesse avuto per protagonista la spiaggia di Coccia di Morto o il casello autostradale di  Casalpusterlengo, avrebbe riscosso lo stesso successo?

Che poi quanti di voi sanno per intero la canzone di Pupo?

Questo motivetto mi rimbalza nella testa e mi rendo conto che non puoi prescindere il ritmo delle note dal nome “Santa Maria Novella”, non puoi proprio.

Quando qualcuno mi chiede ” da dove vieni” e io rispondo “Firenze”, c’è sempre l’imbecille di turno che sorridendo attacca a cantare prendendo la nota più alta che ha a disposizione rovinando così, in un colpo solo, le sue corde vocali e i miei timpani. Che poi solitamente si fermano alla quarta parola e lasciano spazio ad un na na na lungo circa venti secondi piuttosto imbarazzante.

Comunque, in questo caso, la canzone non c’entra nulla,  il brano infatti non è dedicato alla chiesa ma alla stazione dei treni. Nonostante questo, non posso fare a meno di guardare il video del 1980: la scena in cui inzzuppa il bombolone nel cappuccino (sacrilegio!) e la sua serenità nel dire che la stazione gli da tranquillità perché , cito: ‘il portafogli non gli ruberà.’ (risate, applausi, di nuovo risate e sipario!).

L’ingresso è (secondo me) molto caro. Entro lo stesso, nonostante la vocina nella testa mi elenchi in un baleno venti cose che avrei potuto acquistare allo stesso prezzo ottenendo così la felicità eterna ma io, da brava concorrente, scelgo di rifiutare l’offerta e andare avanti. Entro camminando con un pizzico di diffidenza, come una madre che a piedi scalzi di notte si sveglia per andare in bagno: conosce benissimo la strada ma si ricorda che i figli adorano giocare coi mattoncini Lego.  Superato un gruppo di turisti zompetto rapida come un fenicottero con la colite verso l’altro lato della chiesa.

Ho quasi raggiunto l’esterno e mi sento più felice di un’ergastolano  all’ora d’aria ma, ad un metro dal traguardo, un uomo un po’ attempato mi sbarra la strada.

Io sorrido.

Lui sorride.

Io mi sporgo verso destra.

Lui si sporge verso destra.

Provo a superarlo da sinistra.

Lui si ributta a sinistra.

“Le spiace farmi passare?”

“L’ho vista entrare signorina. Ma ‘ndo corre! Lei non ha visto una beata sega! Unn’ ha alzato nemmeno una volta l’occhi”

“Ma si può dire sega in chiesa?”

“Signorina lasci perdere, lei  unnavvisto nulla di codesta chiesa. Suvvia venga le spiego du cosine”

“No grazie m’importa sega” (mi adeguo al lessico locale)

“Ma l’è gratisss! Forza ‘gnamo”

Mi prende sotto braccio e inizia a parlarmi della costruzione dell’edificio con il tono di un narratore che ti sta per svelare i segreti del mondo e, devo ammettere, lo trovo sorprendentemente interessante.

Quanto segue è frutto di: rapidi appunti confusi da un aberrante t9, annebbiati ricordi risultato di una memoria non proprio allenata e, forse, di un pizzico di fantasia.

Nella cappella Tornabuoni ci sono gli affreschi del Ghirlandaio che, oltre ad ambientare le scene tra Roma e Firenze in epoca rinascimentale invece che in Terra Santa, dipinge l’episodio della morte degli innocenti in maniera truculenta, con teste di neonati che rotolano a terra. Guardo tutto con un lieve disgusto e penso che nemmeno la squadra di CSI, Monk, e tutto il Distretto di Brooklyn 99 ci avrebbero capito una mazza in tutta quella confusione.  

Accanto c’è la cappella della famiglia Strozzi, ma non sono quelli del palazzo, sono quelli di Mantova. Pare fossero degli usurai (da qui la parola strozzino) e sembra anche che abbiano raggirato ben bene la famiglia Bischeri che cadde in disgrazia. Ecco spiegata l’espressione fiorentina ‘sei un bischero!’

Passiamo da un lato all’altro della navata e la guida snocciola nomi uno dietro l’altro come un telecronista ad inizio partita. Impossibile per me stargli dietro, annuisco e lo seguo come un’ombra. 

Finito l’elenco si mette a parlare di uova, di settantadue uova per esser precisi. Pare che un certo Brunelleschi invitò a cena un tizio di nome Donatello per fargli vedere l’ultimo lavoro appena ultimato. Donatello, che sapeva che a casa della gente bisogna bussare coi piedi, si presenta con 72 uova. “Ah Bruné stasera se famo na frittata che se la ricordamo fino alla prossima epifania!” Ma quel burlone di Brunelleschi, dopo aver chiuso la porta, fa cadere il lenzuolo che nascondeva l’opera svelando così il suo nuovo crocifisso. Per l’emozione Donatello fece cadere le uova a terra facendo avverare così la profezia: per davvero quella frittata non l’avrebbero più scordata. 

Mi vengono raccontate tante altre notizie degne di nota ad esempio chi fu l’inventore del gelato buontalenti, il nome della persona che per prima utilizzò i fuochi d’artificio e poi mi indica le opere del Botticelli, del Vasari, di Masaccio e di Giotto. 

Troppi dati, troppe informazioni. Mi guardo in giro spaesata, non mi ricordo più nemmeno dove io mi trovi. Son troppo confusa, ringrazio e mi congedo guadagnando finalmente l’agognato chiostro. Penso di essere stata troppo brusca e allora mi giro per sorridere a quel Cicerone ma, ha già preso sottobraccio altri due turisti.

Del resto Pupo lo diceva:

“Firenze S. Maria Novella e’ festa
per lui che va per lei che resta…”

Ringrazio gli uomini e le donne pensionati e non, che gratuitamente spiegano con passione e capacità, i punti d’interesse della città.

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