Sono sempre alla ricerca di luoghi fuori dal tempo e l’ Italia ne è piena. Hanno scritto guide, libri, articoli su riviste patinate e ci sono programmi tv che elencano le incredibili storie di questi posti.  Non riesci a tenere il conto da quanti ce ne sono e l’idea che molti siano ad una manciata di ore da casa, mi costringe ad alimentare ogni curiosa fibra del mio essere. Porto quindi a spasso il mio instancabile spirito da esploratore mancato, sino a questo borgo racchiuso da una cinta muraria del V sec. a.C. e, attraverso vicoli e salite in pietra, consumo le suole e il sorriso.

Cortona è appoggiata sul fianco di una variopinta collina e ti concede subito la sua vista migliore. Mentre guardi in basso quelle terre coltivate da ulivi e vigneti, la cima degli alberi viene mossa dal vento e si riesce a sentire quel prezioso profumo tutto italiano che sa di storia e di vita vissuta. Solo in luoghi come questo si ha la percezione che il tempo riesca a scorrere in maniera più lenta, come se scivolasse via lemme lemme senza disturbare chi lo attraversa.

Nella piazza del centro si contratta il prezzo della merce in bella mostra sui banchi del mercato, si fa la fila per comprare il pane nella bottega del fornaio e si sorseggia il caffè bollente seduti ai rugginosi tavolini del bar. L’odore della carta stampata si mischia al profumo delle brioche e alle grida dei bambini che si rincorrono su e giù dai gradini del comune. Nelle stradine secondarie c’è così tanto silenzio che si ode il rumore delle lenzuola che vengono stese sul letto, i passi veloci delle casalinghe indaffarate e il lento ticchettio prodotto sul parquet dalle unghie di un gatto.

La salita sino alla Basilica di Santa Margherita è affascinante tanto quanto la vita di questa donna.

Vado ghiotta per le storie, talvolta assurde, di Santi e di Chiesa e questa di Margherita da Laviano non delude le mie aspettative nemmeno un po’. Nata da una famiglia contadina, perse la madre a otto anni, il padre si risposò e la matrigna cattiva (Walt Disney ci ha costruito un impero su storie così) la maltrattava perché era gelosa della sua bellezza. Un tizio di nome Arsenio, giovane nobile di Montepulciano, (data la geografia non poteva essere definito altrimenti) se ne invaghì e riuscì ad adescarla con la promessa di un futuro matrimonio. A sedici anni Margherita fuggì da casa e andò a casa del signorotto. Ci restò otto anni ed ebbe anche un figlio da lui, ma di fatto, non si sposarono mai e quando Arsenio venne ucciso (motivi sconosciuti), la ragazza dovette lasciare il palazzo e cercar fortuna altrove. Visto che nessuno voleva in casa una concubina, nemmeno la sua perfida matrigna, dovette rifugiarsi dai frati a Cortona e proprio lì, in preda ad una visione mistica, iniziò a parlare con il serpente del paradiso (quello della mela per intenderci). Il rettile cercava di istigarla continuamente al peccato ma lei a quanto pare fu così brava a pregare e far carità (coi soldi dei frati e di altri nobili del posto ovviamente) che la fecero Santa. La storia è già affascinante di per sé devo ammetterlo, quello che non capisco è: il figlioletto della Santa che fine ha fatto?

Potrebbe essere un best-seller: ‘Il figlio scomparso di Margherita’, altro che ‘Il codice Da Vinci’.

Ciò che sicuramente non è sparito all’ombra del tempo che inesorabile sbiadisce i ricordi e cela i fatti, è il fascino dei colori che impreziosiscono le navate e le volte di questa basilica dedicata all’amante abbandonata.

Tutto si trasforma e tutto si distorce. Lo fanno gli avvenimenti, le idee, il corpo umano, i luoghi e i pensieri ma, qui a Cortona, è ancora possibile ricordare quanto sia bello passeggiare tra piccole case in pietra con i portoni aperti sulla strada, sorprendere i gatti randagi che si strusciano alle ringhiere di un giardino ed impaurirsi per il primo rintocco di campane.

E chi se ne frega se tutto intorno cambia c’est la vie, l’importante è preservare luoghi come questi che ti faranno scordare per un attimo il maledetto scorrere del tempo.

 

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